PELLEGRINI IN TERRA SANTA

a cura del diacono Luca Costantini


Premesse ad un viaggio straordinario

Compiere un viaggio in Israele, intraprendere un Pellegrinaggio in Terra Santa è, innanzitutto, fare un percorso di Fede attraversando la Storia dai suoi albori per giungere fino ai nostri giorni. Non si può attraversare Israele dalla Galilea alla Giudea, non si può calpestare la Terra del Signore, con indifferenza, come dei normali turisti che visitano un qualsiasi posto del Mondo. Occorre amare quei luoghi per poter dire di esserci stati veramente.
La Terra Santa è soprattutto, per noi credenti, la Patria di Gesù. Ci sono i luoghi dove è nato, ha vissuto, ha compiuto i miracoli, ha predicato, è morto, è resuscitato ed è asceso al Cielo.
Tuttavia, non è solo questo. È anche la Terra Promessa di Abramo, dei Profeti, di Davide e Salomone. È la Patria del Popolo Ebraico a cui Dio, fin dai tempi dei Patriarchi, ha loro promesso in eredità perpetua. È la Patria di un Popolo, scelto da Dio, che ha visto passare da questa Terra: dominazioni e molti popoli, ma che è stato l'unico ad attraversare i secoli e i millenni senza mai andarsene, senza mai scomparire del tutto. E Gesù, vero Uomo e vero Dio, nella sua Natura Umana era anch'egli un Ebreo, figlio dell'Ebrea Maria. Ha vissuto proprio in questa Terra. Proprio qui ha compiuto la sua missione in mezzo agli uomini al servizio degli uomini.
Chi è venuto in Terra Santa riconosce facilmente gli avvenimenti citati nei Vangeli e sa che quelle cose sono veramente accadute perché, di persona, ha visto e toccato quei luoghi. Ne ha fatto un'esperienza diretta, personale.
Chi è venuto in Israele ha toccato quelle pietre che Gesù stesso ha toccato, ha visto lo stesso Cielo che ha visto Gesù, ha immerso la sua mano nel mare di Galilea o nel fiume Giordano, dove il Signore ha camminato sull'acqua od ha ricevuto il battesimo.
Chi è stato in Terra Santa ha visto la Basilica del Santo Sepolcro dove è custodito il Golgota, il luogo della Crocifissione e, poco distante, nella stessa chiesa, la Tomba dalla quale il Signore Gesù è risorto.
Chi è stato in Israele, sa che la Storia della Salvezza è vera perché, anche se sono passati due millenni, la geografia non è mutata, così come, attraverso i secoli, si sono tramandati i ricordi delle antiche Comunità Cristiane, dei primi credenti in Gesù, che in quei luoghi hanno cominciato ad andarci venerando il luoghi dell'Annunciazione dell'Angelo a Maria, della Nascita di Gesù, dei Miracoli, della Passione, della Morte, della Resurrezione, delle Apparizioni sul Lago di Tiberiade e, infine, della sua Ascesa al Cielo.
Noi ora iniziamo a percorrere uno straordinario viaggio che ci porterà idealmente in Terra Santa come degli autentici Pellegrini.
Per chi c'è già stato, sarà l'occasione per ripensare al proprio viaggio. Per chi non c'è stato mai, vuole essere un'occasione per conoscere più da vicino questa Terra dove Dio ha dispiegato il suo Amore nella Storia Umana attraverso un Popolo, una Terra e la Parola che l'ha raccontata: la Bibbia.
Il viaggio che stiamo per intraprendere, sarà organizzato proprio come se ci recassimo di persona in quei luoghi. Atterreremo con il nostro aereo all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e poi saremo liberi di percorrere la Terra di Gesù animati dalla Fede e dalla voglia di conoscere. Shalom!
Il mio nome è Luca (Luca Costantini, diacono). Durante il nostro Pellegrinaggio ho il compito d'accompagnarvi nei luoghi che visiteremo, aiutandovi a comprenderne il loro significato biblico e l'inestimabile valore che hanno per la nostra Fede. Innanzitutto, Benvenuti in Eretz Yisrael! Benvenuti nello Stato d'Israele!

Meditazione introduttiva al Pellegrinaggio

Iniziamo il nostro Pellegrinaggio in Terra Santa - in Terra d'Israele - con la preghiera più cara alla nostra Fede: il "Padre Nostro", proprio la preghiera che ci ha insegnato Gesù.
Lo facciamo per manifestare la nostra volontà affinché, con l'aiuto del Signore, questo Pellegrinaggio - questo immergerci nella Terra Santa - sia soprattutto un cammino di "conversione" ricercando il nostro autentico "cuore di carne": cuore indurito dal vivere di ogni giorno, dalle necessità quotidiane, che a volte sono un ostacolo al nostro desiderio di accostarci serenamente a Gesù e alla sua Parola di Salvezza.
Questo, fra tutti i luoghi della Terra, è il posto ideale per ritrovare le radici della nostra Fede riscoprendo - vivendolo intensamente - il nostro personale rapporto con Dio.
Tutto qui ci aiuta in questa riscoperta: i Luoghi, le Pietre, e la Parola di Dio.

- i "Luoghi" che hanno visto la volontà di salvezza del Signore concretizzarsi, farsi presente, farsi carne nella storia dell'Uomo: a cominciare da Abramo, per giungere alle vicende del Popolo Ebraico, ai Profeti, per poi realizzarsi definitivamente con la stessa Incarnazione di Dio: quel farsi uomo come noi e per noi, fino alla pienezza dell'Amore, con la Passione, la Morte e la gloriosa Risurrezione;

- le "Pietre", che raccontano la storia di questi luoghi, i fatti ricordati dai Vangeli, le vicende di fede: le chiese, le basiliche, i santuari che testimoniano la fede e l'entusiasmo dei Cristiani che sono giunti e hanno pregato in Terra Santa.

- la "Parola di Dio", i Vangeli soprattutto, che saranno la vera Guida Spirituale nel nostro cammino di conversione.

Tutto qui ci parla della Storia della Salvezza. Tutto è avvenuto in questi pochi chilometri quadrati. Lo Stato d'Israele è geograficamente piccolo se paragonato a molti altri Stati della Terra, ma è incredibilmente più importante per gli Ebrei e per noi Cristiani, perché qui è accaduto il tutto della vicenda umana della rivelazione di Dio, dell'Alleanza di amicizia e di amore che il Signore ha stretto con il Popolo Ebraico e, attraverso quel Popolo, con tutte le Nazioni della Terra.
In questi luoghi Dio ha voluto svelarsi all'uomo come amico: dalla chiamata di Abramo e all'elezione del Popolo Ebraico, fino alla venuta di Cristo - all'incarnazione stessa di Dio - che si è fatto uno di noi per meglio farci comprendere "la profondità e l'ampiezza" del suo amore per ognuna delle sue creature.
Visiteremo molti luoghi - il programma è molto ricco - in cui vedremo concretamente gli scenari in cui si sono realmente svolti i racconti del Vangelo ed alcuni fatti accaduti nell'Antico Testamento.
Una sola raccomandazione: quella d'impegnarci a pregare, a pregare molto.
Solo così riusciremo ad entrare veramente - con la gioia della Fede - nella realtà viva, palpitante ed emozionante che ci trasmetteranno i luoghi in cui visse il Signore Gesù nostro Salvatore.
Siamo dunque giunti in Israele, in Terra Santa.
Il modo migliore per iniziare questo pellegrinaggio, questo cammino di Fede, è quello della purificazione e del silenzio interiore, del raccoglimento, così da porci - il più degnamente possibile - in ascolto di ciò che il Signore vuole dire - a ciascuno di noi - attraverso i luoghi in cui ha vissuto, operato e pregato.

Chiediamo al Signore di perdonare le nostre mancanze e cerchiamo di perdonare chi ci ha fatto del male volontariamente o involontariamente.
Infine, come atto di rispetto e di vicinanza ai nostri fratelli Ebrei, con i quali condividiamo le stesse radici di Fede, recitiamo la preghiera ebraica che è l'equivalente del nostro Credo.
É lo "Shemà Israel", che significa: "Ascolta Israele".
È una preghiera antichissima. In essa è contenuta la professione della Fede d'Israele e anche di quella Cristiana: la proclamazione dell'unicità di Dio e la promessa della Terra, di questa Terra, in cui ora noi siamo.
Promessa, che per noi Cristiani, è la certezza dataci da Cristo che si apriranno le porte del Regno di Dio: la definitiva Terra Promessa.

Ascolta Israele
il Signore è il nostro Dio
il Signore è Uno!
Benedetto il nome del suo regno glorioso per sempre.
E tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima,
con tutte le tue forze.
Siano queste parole che oggi ti comando impresse nel tuo cuore.
Le ripeterai ai tuoi figli. Ne parlerai quando sarai seduto in casa tua,
quando camminerai per la via,
quando di coricherai e ti alzerai.
Le legherai come segno nella tua mano e siano sulla tua fronte come pendaglio fra i tuoi occhi.
Le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Perché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel Paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro, siano immensi come i giorni dei Cieli sopra la Terra.
Amen



Ora cerchiamo di conoscerlo un po' meglio questo Paese che ci ha accolti e ci ospita nel nostro Pellegrinaggio in Terra Santa.

 

PREMESSE STORICHE DELLO STATO D'ISRAELE

L'attuale Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadere del Mandato Britannico in Palestina. E' una democrazia parlamentare a suffragio universale.
Dal 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, a seguito della liberazione della città da parte dell'Esercito Israeliano, la sua Capitale è Gerusalemme. Tuttavia, molti Stati non la riconoscono come tale e preferiscono mantenere le proprie rappresentanze diplomatiche a Tel Aviv che era la Capitale al momento della proclamazione dello Stato d'Israele.
È quello d'Israele uno stato moderno all'avanguardia in molti campi, primo fra tutti l'agricoltura. Non a caso - e vedremo con i nostri occhi il perché - si afferma che Israele "fa fiorire i deserti", e questo grazie a dei sistemi d'irrigazione geniali che sono imitati da tante Nazioni del Mondo.
Ma anche in altri settori Israele rappresenta l'eccellenza mondiale: nella medicina, nella tecnologia - soprattutto informatica - e, a causa delle esigenze connesse alla sua sicurezza, nei sistemi di difesa.
La moneta locale è lo Shequel che in italiano può essere tradotto con "Siclo".
Il giorno di riposo in Israele è il Sabato che va dal tramonto del Venerdì a quello del giorno seguente. Di Sabato, gli Uffici pubblici e gran parte degli esercizi commerciali sono chiusi. Tuttavia, essendo presente in Israele una consistente minoranza araba, che osserva il riposo settimanale il Venerdì, potremmo trovare dei negozi aperti anche di Sabato, appunto quelli gestiti dai mussulmani o dai cristiani che invece si riposano la Domenica.
Le città principali sono: Gerusalemme, la Capitale, che conta circa 720.000 abitanti, Tel Aviv, che ha 380.000 abitanti, la città più vivace sotto l'aspetto mondano, e Haifa, molto industrializzata, in cui vivono circa 265.000 abitanti.
Un simpatico proverbio ebraico afferma che Gerusalemme è la città per pregare, Tel Aviv per divertirsi e Haifa per lavorare.

 

IL SIGNIFICATO DEL NOME

La Terra che ci ospita ha tanti nomi.
Innanzitutto, per gli Ebrei e per noi Cristiani, è la Terra Santa, il luogo dove Dio si è rivelato come l'Unico e Vero Dio. E lo ha fatto scegliendosi un Popolo, quello Ebraico, che è l'interlocutore privilegiato al quale Dio ha parlato, facendosi conoscere per quello che è. Ad iniziare da Abramo, Mosè, i Profeti per poi giungere alla pienezza della rivelazione con Gesù, la Persona della Santissima Trinità che si è fatta egli stessa uno di noi, incarnandosi uomo tra gli uomini di questa Terra in cui noi ora ci troviamo.
Gesù Vero Uomo e Vero Dio, è nella sua natura umana un Ebreo, figlio di Maria, una donna Ebrea.
La rivelazione di Dio, secondo il Magistero della nostra Chiesa, termina definitivamente con la morte dell'ultimo Apostolo, che la Tradizione indica in Giovanni l'Evangelista, Ebreo anch'egli. Tutti coloro ai quali Dio si è rivelato sono Ebrei. Ebrei erano gli Apostoli, Ebrea erano Maria e Giuseppe, Ebreo era San Paolo e tutti e quattro gli Evangelisti.
E questo non lo dobbiamo dimenticare: Dio ha scelto Israele, ha scelto il Popolo Ebraico per rivelarsi, per essere il depositario dell'Alleanza che viene estesa a tutte le Nazioni del Mondo con l'avvento di Gesù, il Messia.
Come dicevamo, dopo la morte di San Giovanni, non è più possibile parlare, in senso proprio, di rivelazione di Dio.
Parafrasando una celebre frase del Procuratore Ponzio Pilato: "Ciò che scritto, è scritto!"
A noi e alla Chiesa, spetta solo il compito di annunciare ed interpretare le Sacre Scritture. Ma nulla può più essere aggiunto o tolto alla Parola di Dio dopo la morte dell'ultimo Apostolo.
Oltre al nome di Terra Santa, aggiungiamo quello di Israele. Esso trae origine da un episodio narrato dal libro della Genesi, allorquando Giacobbe - il Patriarca figlio di Isacco che a sua volta era figlio di Abramo - attraversando un ruscello, prima di far ritorno nella Terra Promessa, è costretto a lottare con un misterioso personaggio - forse un Angelo, forse Dio stesso - che alla fine lo benedice e cambia il suo nome, da Giacobbe a Israele.
"Qual è il tuo nome?" gli domanda il misterioso personaggio, e Giacobbe risponde. Ma l'altro gli dice: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai lottato con Dio e gli uomini e hai vinto!"
Cosa significa esattamente la parola "Israele" non è dato saperlo. Ci sono infatti varie interpretazioni tra le quali, le più probabili sono: "Colui che ha combattuto con Dio" e "Principe di Dio".
Il documento più antico su cui appare la parola "Israele" è la cosiddetta "Stele di Merenptah", risalente al 1209-1208 a.C. circa, che documenta le campagne militari nella terra di Canaan del Faraone della XIX dinastia. La stele parla di Israele come di uno tra i tanti popoli di pastori-nomadi della regione.
Abbiamo accennato al termine Terra Promessa. Ecco un altro nome della Terra in cui ci troviamo. La Terra Promessa è quella porzione di territorio che Dio promette ad Abramo, che conferma a Mosè e a tutto il Popolo Ebraico come proprietà per sempre.
Al termine Terra Promessa è strettamente legato il nome di Canaan. Canan è la denominazione con la quale viene indicato, nell'Antico Testamento, il territorio promesso da Dio ad Abramo ed in seguito a Mosè e al suo Popolo. La parola Canaan deriva dal nome delle popolazioni stanziali che abitavano il Paese in cui siamo prima della conquista da parte del Popolo Israele; conquista iniziata da Giosuè - succeduto a Mosè - con la presa della città di Gerico, e ultimata con le guerre intraprese da Re Davide.
Un altro nome con il quale viene indicata la Terra in cui noi ora siamo è Palestina che significa Terra dei Filistei.
È un nome ormai divenuto classico. Tuttavia nella Bibbia - nell'Antico e nel Nuovo Testamento - non compare se non per sole tre volte. E tutte e tre le volte lo troviamo nei Libri dell'Antico Testamento ad indicare non tutta la regione della Terra Santa, ma solo alcune piccole porzioni sul mare, abitate dai Filistei, come le città Ascalonia o Gaza (Salmi. 83, 87 e Libro di Daniele).
Nel Nuovo Testamento, la parola Palestina non esiste. Mai viene citata nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli, nell'Apocalisse o nelle Lettere di San Paolo o degli altri Apostoli.
In realtà, il nome di Palestina, fu imposto a questa regione dai Romani, precisamente, dall'Imperatore Adriano che, dopo aver sconfitto duramente gli Ebrei nella seconda rivolta Giudaica, nel 135 d.C. decise di mutare il nome della regione in Siria-Palestina credendo così di far scomparire, di cancellare per sempre, la Memoria Ebraica dal Paese.
Perciò dire che Gesù era Palestinese od affermare che ha vissuto in Palestina è del tutto errato sia sul piano biblico sia su quello storico. Egli visse sino al 33 d.C. e a quel tempo questa Terra aveva tanti nomi ma di certo non quello di Palestina.
Il termine Palestina, sebbene non abbia riscontro nella Bibbia, continuò a sopravvivere con l'avvento dell'Era Cristiana fino al mandato Britannico - iniziato alla fine della Prima Guerra Mondiale con la disgregazione dell'Impero Turco - ed è giunto a tutt'oggi, dopo che una risoluzione dell'ONU del 29 novembre 1947 ha sancito la creazione di due Stati autonomi: lo Stato d'Israele, a maggioranza Ebraica e quello Palestinese, a maggioranza Araba Musulmana.

 

CENNI SULLE POPOLAZIONI

La popolazione dello Stato d'Israele ovviamente è prevalentemente Ebraica, circa il 75%, poi ci sono gli Arabi Mussulmani, circa il 17%, e i Drusi, circa l'1,5% I Drusi sono una particolarissima etnia che ha nel loro credo religioso elementi dell'Islamismo, del Giudaismo, dell'Induismo e del Cristianesimo. In Israele è presente anche un'esigua minoranza di Cristiani, per lo più Arabi, suddivisi in Ortodossi, Cattolici e qualche Protestante.

 

LE REGIONI, SOPRATTUTTO DA UN PUNTO DI VISTA BIBLICO

Israele non è un grande Stato per estensione territoriale. La sua superficie è di circa 22.000 kmq. Come grandezza lo potremmo paragonare alla nostra Lombardia. Esattamente ci troviamo in Asia o meglio in quella regione che viene normalmente chiamata Medio Oriente, o, più esattamente, Vicino Oriente.
Al Nord i confini fisici dello Stato d'Israele sono costituiti dai monti del Libano e dell'Antilibano, a Ovest il confine è il Mar Mediterraneo, a Est la depressione del fiume Giordano, poi del Mar Morto. A Sud, il territorio dello Stato d'Israele si restringe e termina quasi a punta, con la città di Eilat che s'affaccia sul Mar Rosso.
La lunghezza complessiva dello Stato d'Israele, da Nord a Sud è di circa 470 chilometri, mentre la larghezza, da Est a Ovest è mediamente di 135 chilometri.
Le principali regioni storico-bibliche che formano la Terra Santa sono:
La Galilea al Nord, che confina con il Libano e comprende molti dei luoghi in cui visse Gesù: Nazareth, innanzitutto, dove l'Angelo Gabriele annunciò a Maria il concepimento di Gesù, il Figlio di Dio. Poi, Cafarnao, sulle rive del lago di Tiberiade, dove Gesù abitò per qualche tempo nella casa di San Pietro e dove operò molti miracoli, e ancora, Cana, il luogo in cui avvenne il famoso miracolo della trasformazione dell'acqua in vino, il monte Tabor, dove il Signore si trasfigurò, comparendo a tre Discepoli: Pietro, Giovanni e Giacomo, insieme a Mosè e a Elia. Infine, sempre in Galilea, e sempre sulle sponde del Lago di Tiberiade, il Signore - dopo essere Risorto - apparve ai Discepoli conferendo a Pietro il mandato di reggere e governare la Sua Chiesa.
La Samaria è la terra di mezzo fra la Galilea e la Giudea. Una terra per così dire di passaggio. L'episodio più celebre della vita di Gesù, avvenuto in questa regione è quello - narrato dal Vangelo di Giovanni - della Donna Samaritana al Pozzo di Giacobbe, dove il Signore si ferma a parlare con lei chiedendogli dell'acqua.

La Giudea, che confina a Nord con la Samaria e a Sud con il Deserto del Negev è la regione più importante per la nostra fede perché in Giudea vi è Gerusalemme, che ne è la Capitale ed è soprattutto la città in cui Gesù istituì l'Eucaristia nell'Ultima Cena, dove visse la sua Passione, morì, risorse ed ascese al Cielo.
Infine, abbiamo il Deserto del Negev, che dai confini meridionali della Giudea giunge fino alla città di Eilat sul Mar Rosso. Il deserto del Negev non ha grande importanza biblica e noi, durante il nostro Pellegrinaggio, non lo visiteremo.
Quattro regioni che sono diverse fra loro per morfologia, zone climatiche e vegetazione. La Galilea assomiglia un po' ai paesaggi che siamo abituati a vedere al Centro Nord dell'Italia: molto verde, molta vegetazione, molti campi coltivati, molte piantagioni e, soprattutto molta acqua.
E questo, a differenza della Giudea il cui territorio è più simile alle zone mediterranee del Sud d'Italia. Prevalenti sono i terreni brulli e sassosi, le rocce affioranti dalla terra. Qui l'acqua è un bene prezioso perché ce n'è veramente poca. In Giudea vi è anche un deserto, appunto il deserto di Giuda, che non è simile al Sahara. È un deserto non fatto di dune di sabbia, ma di rocce e di pietre, con delle colline, a volte a strapiombo su delle vallate, quasi completamente prive di vegetazione.
In questo deserto, Gesù si ritirò dopo il Battesimo di Giovanni ed affrontò le tentazioni di Satana.
Bene, dopo questo excursus, entriamo nel cuore del nostro Pellegrinaggio rivolgendoci a Dio con la Preghiera e facendo alcune riflessioni, alla luce della Fede, sul significato di un viaggio come il nostro.


Seconda Meditazione
(a conclusione della visita a Nazareth)

Ieri abbiamo pregato nel luogo in cui l'Angelo Gabriele ha salutato Maria annunciandole la nascita di Gesù.

In quel preciso luogo - che abbiamo visto con i nostri stessi occhi - si è compiuta la promessa che Dio Padre ha fatto al Popolo Ebraico della venuta di un Messia: di colui che avrebbe liberato Israele e tutto il genere umano dalla schiavitù del peccato e della morte.

In quel luogo, il divino e l'umano si sono congiunti definitivamente in un'Alleanza che non avrà mai fine.
E ricordiamolo, questa Alleanza - questa amicizia fra Dio e l'Uomo, è stata possibile grazie all'Amore.

All'Amore di Dio Padre, innanzitutto, che l'ha fortemente voluta e all'Amore di Maria che ha accettato l'offerta dell'Angelo, affinché si compissero - attraverso di lei - le promesse della Sacra Scrittura.

È dunque importante essere qui - in Terra Santa - perché quelle cose che ci sono state insegnate, che abbiamo udito e letto nei Vangeli, sono fatti realmente accaduti, storicamente accaduti.
E noi qui, ora, possiamo vedere quei luoghi dove si svolsero.

Come afferma Pietro - nella sua Prima Lettera - noi Cristiani siamo chiamati a dare ragione della nostra Fede. Una Fede in Cristo che non è semplicemente una generica convinzione religiosa ma, piuttosto, una Verità fondata su vicende storiche, realmente accadute, fondata sull'intervento personale di Dio nella Storia dell'Uomo.

Un Dio che mai si è stancato di cercare e di costruire un forte legame d'Amore con il Genere Umano, sino al punto di diventare - attraverso il "Sì" di Maria - uno di noi, così che comprendessimo meglio il mistero e la profondità del suo sconfinato Amore.

Nazareth è anche il luogo della famiglia: di Giuseppe, di Maria e di Gesù, che formavano una normale famiglia ebrea come ce n'erano tante in quello sperduto villaggio della Galilea.

Allora, anche noi, oggi, vogliamo ricordare le nostre famiglie e pregare per tutti coloro che sono la nostra famiglia. Per i vivi e le loro necessità, ma anche per quanti ci hanno preceduto e ora riposano nel Signore: padri, madri, fratelli, mariti, mogli, figli e nonni.

Preghiamo affinché, se ci sono state delle incomprensioni e dei litigi all'interno delle nostre famiglie, essi, con la Grazia della Carità - con il dono che il Signore ci fa della sua Misericordia - siano superati.

Ecco, proprio tutte queste intenzioni offriamole al Signore attraverso la nostra preghiera.


Terza Meditazione
(lasciando la Galilea)

Siamo giunti al termine della prima parte del nostro viaggio in Israele, in Terra Santa.
Lasciamo la Galilea, dove Gesù ha vissuto, fatto miracoli e insegnato, svelandoci il vero volto del Padre, la cui unica volontà è la comunione con ciascuno di noi attraverso suo Figlio Gesù.
Abbiamo visitato dei luoghi cari all'Antico e al Nuovo Testamento. Ma da oggi avverrà una svolta fondamentale. Si entrerà in Giudea e si salirà a Gerusalemme.
I Vangeli sinottici: Marco, Matteo e Luca, raccontano che il Signore Gesù è salito a Gerusalemme una sola volta, Giovanni, nel suo Vangelo, parla di tre pellegrinaggi di Gesù a Gerusalemme. Ma come tutti sappiamo, quella decisiva è l'ultima, quella definitiva, quando ha dimostrato di amare talmente il Genere Umano dal lasciarsi crocifiggere pur di non venir meno alle promesse d'Amicizia e d'Alleanza che Dio Padre aveva giurato ad Abramo, a Mosè, al Popolo d'Israele e, attraverso di esso, a tutte le Nazioni del Mondo.
Betlemme di Giudea e Gerusalemme sono città della gioia e del dolore e, soprattutto, dell'esultanza in Cristo che risorge dai morti sconfiggendo definitivamente il peccato ed aprendo - per ciascuno di noi - le Porte del Regno di Dio.
In questi giorni abbiamo pregato e meditato insieme. Tuttavia, forse ci è mancato il tempo per una riflessione personale, la più intima possibile. Questo è difficile quando si viaggia e si vogliono assaporare intensamente i luoghi, i paesaggi, le sensazioni.
Ma ecco, almeno per qualche minuto soltanto - ora, proprio ora - facciamo questo sforzo di scavare nei nostri cuori per interrogarci, con le parole della Fede, su un luogo, una frase, una sensazione che ci ha colpito particolarmente in questi giorni trascorsi in Galilea.
Facciamo veramente nostro questo momento unico che abbiamo vissuto intensamente.
E ora rivolgiamo ancora una volta il pensiero ai nostri cari che - per qualsiasi ragione - non sono qui con noi a condividere questo Pellegrinaggio nella Terra del Signore.
Pensiamo a loro.
E vorrei anche invitare a ripensare ad un momento felice vissuto con le persone che ci sono care, il momento bello per eccellenza - il più bello - così da offrilo come preghiera al Signore. Forse, qualcuno di noi, a casa, ha una persona cara, un familiare, un parente, un amico che è malato. Pensiamo anche loro in modo particolare.
E, infine, ricordiamo anche tutti i nostri cari, i parenti, gli amici defunti.
Cerchiamo però di non ricordarli con dolore, ma con serenità, nella certezza che comunque loro ci stanno accanto e gioiscono sapendo che siamo qui - nella Terra del Signore - a ricordarli. Nuovamente preghiamo per questa Terra.
In particolare, vorrei che pregassimo per quanti, in Terra Santa professano la Fede in Cristo: sono tutti Cristiani e tutti stanno soffrendo abitando fra popolazioni che non condividono la loro e nostra Fede e che troppo spesso mal sopportano o, peggio, osteggiano la loro presenza.
Preghiamo per tutte le Famiglie Cristiane di Terra Santa, perché mai manchi loro l'aiuto dato dalla nostra preghiera, la nostra vicinanza, ma anche il nostro contributo economico, che consenta loro di vivere liberi e con dignità nella Terra dei loro Padri, continuando a professare la Fede in Cristo.
Sia il nostro entrare a Betlemme e salire a Gerusalemme una forte esperienza di Fede e di Preghiera.
È l'augurio che faccio a me stesso per primo e a tutti voi.


Quarta Meditazione
(dopo la visita ai luoghi della Passione)

Il nostro cammino ci ha portato a rivivere il dramma della Passione negli stessi luoghi in cui si è svolta.
La Basilica del Getsemani, con i suoi colori cupi e la nuda roccia, ci ha introdotti nel senso profondo di una delle ultime tentazioni di Cristo: quella di mollare tutto, quasi che tutto fosse stato inutile.
Inutile l'annunciare il Regno di Dio. Inutile il predicare in parabole. Inutile risuscitare i morti, guarire i lebbrosi, i paralitici, i ciechi. Inutile convertire. Inutile chiamare dodici uomini che fossero capaci di formare una Chiesa in grado d'annunciare la Buona Novella fino agli estremi confini della Terra.

Tutto inutile!

Tutti noi, almeno una volta, abbiamo provato la sensazione dell'inutilità delle nostre parole, delle nostre buone intenzioni; l'inutilità di continuare a bussare ai cuori della gente - addirittura dei nostri cari - senza che quelle porte si aprissero.

Gesù ha pregato il Padre di allontanargli il calice amaro come a volte facciamo anche noi, vinti dalla realtà che sembra suggerirci: "Lascia stare! È tutto inutile!"

Ma Gesù ci dice che non è così!

Ce lo ha dimostrato nell'Orto del Getsemani affidandosi alla volontà del Padre: "Sia fatta la tua volontà, non la mia."

E allora, anche noi, dopo gli insuccessi possiamo e dobbiamo riprendere animo come ha fatto il nostro Maestro.

Nulla del bene che si compie è inutile. E non mi riferisco solo alla ricompensa nell'altra vita.

Sì, quella verrà, a suo tempo.
Io sto parlando di ora, della vita che stiamo vivendo ora.

Si dice che il male attira il male, che genera altro male.
Questo è vero in una certa misura. Allo stesso modo - ne sono convinto - il bene attira il bene e genera altro bene. E questo accade anche se noi non ce n'accorgiamo, anche se la cosa non è così evidente come vorremmo.

Quante volte, una buona parola, un gesto, un semplice sorriso che abbiamo rivolto a qualcuno si è trasformato, in chi li ha ricevuti, in un dono inatteso che fa nascere la gioia, che dà sollievo a qualche tribolazione?

Nulla del bene compiuto andrà perduto: né in questa vita né nell'altra.

Siamo scesi nella prigione in cui è stato rinchiuso Gesù.

Io ho provato un forte senso d'oppressione. Pensavo fosse una sensazione data dalla ristrettezza della cella, dalla tristezza nel ricordare le pene fisiche che ha sopportato il Signore in quel luogo.

Ma non era solo quella la causa del mio senso d'oppressione.

Ho intuito che il senso d'oppressione era dovuto al pensiero della solitudine, al pensiero che Cristo, in quei momenti, era davvero solo.

Durante la sua vita, Gesù ha fatto del bene a tutti. Anche gli attacchi ai Farisei conservatori e la cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme, non erano gesti fatti per cattiveria, ma - piuttosto - per insegnare una fede e un'etica - delle regole di vita - più vicine al Cuore di Dio e al Cuore dell'Uomo.

Gesù aveva guarito, aveva risuscitato dai morti, aveva predicato, aveva amato d'un Amore grande i suoi Discepoli.

E ora?

In quella cella: piccola, maleodorante, buia, era solo.
Giuda l'aveva tradito. Gli altri Discepoli, quando avevano visto che le cose si mettevano male, erano fuggiti tutti.

Persino Pietro, la Roccia, il Capo dei Dodici, colui che poche ore prima aveva giurato che mai l'avrebbe abbandonato, lo aveva rinnegato: non una, ma per ben tre volte.

Il Signore, in quella prigione, era solo. Anzi! Peggio! Era stato abbandonato, si sentiva abbandonato.
Anche la Madre là non poteva raggiungerlo.

È questo il dolore più grande in quei momenti terribili passati in prigione.

Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, avrà pianto per quel sentirsi lasciato solo.

Quante volte siamo rimasti soli noi, davvero soli?
Quante volte abbiamo lasciato solo qualcuno, per timore di comprometterci, per paura di rischiare - di rischiare del nostro - o, semplicemente, per orgoglio?

Quante volte ci siamo comportati come Pietro, quando abbiamo visto il volto di Cristo, trasfigurato in un familiare che soffriva, in un amico che chiedeva aiuto, in uno sconosciuto che aveva bisogno?
Quante volte li abbiamo lasciati soli - completamente soli - come solo era Gesù nella prigione che abbiamo visto?

Ma, dopo il dolore della solitudine, dell'abbandono, della morte, ecco ritornare la gioia alla luce abbagliante della Risurrezione del Signore.

Tutto è stato trasformato dal Cristo Risorto.
Il Mistero del Male è stato sconfitto dalla Vita che Risorge e che rende nuova ogni cosa.

E noi - che siamo stati chiamati a rivivere il Vangelo nei luoghi stessi in cui si è consumato sino all'estremo sacrificio l'Amore di Dio per noi - quando torneremo alle nostre case, abbiamo il dovere di diventare fedeli testimoni delle vicende storiche di quello sconfinato Amore.

Lo dobbiamo testimoniare ai nostri familiari, ai parenti, agli amici e a tutti coloro che c'avvicineranno per sapere ciò che abbiamo visto e udito in Terra Santa.

In questo modo, il nostro essere stati in Terra Santa, assumerà un profondo significato spirituale - per noi soprattutto che abbiamo compiuto il Santo Viaggio - ma anche per coloro che incontreremo sul cammino della nostra vita.

Allora, sì, saremo diventati Veri Apostoli dell'Evangelo, e questo Pellegrinaggio nella Terra del Signore non sarà stato solo un altro dei tanti viaggi che abbiamo fatto nel corso della nostra vita.

Mi sembra giusto concludere la nostra meditazione andando a rileggere la pagina del Vangelo che racconta l'incontro di Gesù - nello stesso giorno in cui è risorto - con i due Discepoli in cammino verso Emmaus.

Cerchiamo d'immaginarci il racconto di Luca come se fossimo presenti proprio lì mentre accadevano quei fatti, quasi fossimo uno dei due Discepoli, magari proprio quello di cui non si dice il nome.

Così facendo, forse - alla fine della lettura - anche noi potremo esclamare con la gioia della Fede: "Davvero il Signore è risorto!"


Il pellegrinaggio in Terra Santa ci invita a cogliere il significato delle Sacre Scritture: "Dio si rivela"

 

Fin da quando eravamo bambini - fin dai tempi del Catechismo - ci è stato insegnato che la Bibbia: ciascun Libro dell'Antico e del Nuovo Testamento, è stato ispirato da Dio e che lo Spirito Santo ha dettato a ognuno degli autori esattamente ciò che doveva essere scritto.

L'immagine che comunemente conserviamo nella nostra memoria è un quadro o un affresco che raffigura uno degli Evangelisti nell'atto di scrivere - con gli occhi rivolti al Cielo - in contemplazione dello Spirito Santo, raffigurato per lo più come una colomba.

E tutto questo è vero. I libri che formano la Bibbia, sia quelli del Nuovo che dell'Antico Testamento, sono realmente ispirati da Dio. Tuttavia, non dobbiamo pensare - come ci hanno spiegato da bambini - che il Signore ha dettato parola per parola, frase per frase, ciò che doveva essere scritto.

Il linguaggio usato da chi c'insegnava quelle cose era logicamente un linguaggio semplice, in grado d'esprimere delle nozioni adatte ai bambini e a comunicare dei concetti fondamentali della nostra Fede in modo semplificato affinché noi - a quell'età - fossimo in grado di capire.

Ma se è vero che Dio non ha dettato frase per frase, parola per parola, il testo della Bibbia, è altrettanto vero che quel Testo è ispirato da Dio, nel senso che narra fedelmente il dispiegarsi dell'Amore di Dio nella Storia Umana.

Gli autori dei Libri che compongono la Bibbia potranno allora avere fatto anche degli errori, delle ripetizioni, potranno anche essersi sbagliati sui luoghi o aver interpretato con enfasi alcuni avvenimenti. Ma ciò che conta è che nella sua globalità la Bibbia racconta il progressivo disvelarsi di Dio al genere Umano.

E questo a cominciare dal racconto della Creazione, che non è propriamente un racconto storico o scientifico di come si è formato l'Universo, la Terra, la Natura, gli animali e l'uomo.

Tuttavia, al pari di un manuale di storia o di un testo scientifico, è altrettanto vero e autentico perché spiega, con il linguaggio del racconto mitico, il desiderio di Dio di creare - di far scaturire dal nulla - l'Universo per un atto di gratuito amore verso chi poteva adeguatamente corrispondere al suo Amore in un contesto - in un Mondo - che lo lasciasse libero di scegliere tra il ricambiare l'amore offerto da Dio o il respingerlo.

Adamo ed Eva, a tal proposito, sono l'emblema e il prototipo dell'atteggiamento e della risposta di ciascun uomo e di ciascuna donna nei confronti dell'Amore che Dio offre e sollecita.

Inoltre, dobbiamo considerare che molti dei libri che compongono la Bibbia - sia dell'Antico che del Nuovo Testamento - così come li conosciamo ora, sono dei testi che negli anni - prima che fossero fissati una volta per tutte in un canone (il canone è l'elenco ufficiale e immutabile dei libri sacri di una determinata religione) - hanno avuto diverse rielaborazioni e stesure.

Così, ad esempio, il libro della Genesi - il libro con cui inizia la Bibbia - è frutto di almeno tre successive tradizioni: quella detta Jhavista, quella Eloinista e quella Sacerdotale. Tre stesure che esprimono le sensibilità degli autori e i loro contesto culturale e storico.

Altro esempio, per quanto riguarda invece il Nuovo Testamento, è il Vangelo di Giovanni del quale si presume che si siano sovrapposte varie redazioni, non tutte opera dell'Apostolo Giovanni, ma dei suoi diretti discepoli e delle Comunità Cristiane che, nei primi decenni della Storia della Chiesa, facevano capo a lui.

Tuttavia, tutti i libri che compongono la nostra Bibbia hanno origini antiche. Gli ultimi libri del Nuovo Testamento - così come li leggiamo ai giorni nostri - sono stati scritti in modo definitivo intorno all'anno 100 dopo Cristo e questo, è importante sottolinearlo, solo 70 anni dopo la Morte, la Risurrezione e l'Ascesa al Cielo di Gesù.

Ciò significa che tra la stesura definitiva dei Vangeli e gli avvenimenti che in essi sono raccontati, sono trascorsi non moli anni e perciò il loro ricordo era ancora vivo in coloro che vi avevano preso parte o che avevano ascoltato dai diretti testimoni le vicende di Gesù.

Dicevamo varie stesure - varie mani - varie redazioni dei libri che compongono la Bibbia. E, allora, chiediamoci come si è arrivati alla composizione dei testi che formano la Bibbia.

Escludendo le Lettere di San Paolo e altri testi epistolari, all'origine di ciascun libro della Bibbia c'è il racconto orale. Un racconto orale che veniva tramandato di generazione in generazione.

Dobbiamo immaginare che, nelle tribù di nomadi dell'Antico Popolo Ebraico, il Capo Famiglia, la sera si sedeva davanti all'ingresso della sua tenda. Tutti i gli abitanti dell'accampamento si disponevano accanto a lui intorno al fuoco.
Il Capo Tribù dialogava con loro e iniziava a narrare le gesta di Jhavè, creatore del Cielo e della Terra, dei mari, degli alberi, degli animai e infine dell'Uomo e della Donna che aveva posto al centro di un meraviglioso giardino.

Così, di generazione in generazione, il racconto della creazione si tramandava di padre in figlio. E ogni volta che lo si raccontava, lo si abbelliva aggiungendo dei particolari che lo rendessero più interessante e più aderente al suo significato profondo: un significato espresso con dei simboli, con delle immagini facilmente comprensibili a chi stava ad ascoltare.

In seguito, con il progredire della Civiltà, anche gli Ebrei abbandonarono il nomadismo ed iniziarono ad abitare le città, i villaggi. Così non fu più possibile tramandare i racconti biblici - le gesta di Jahvé - solo attraverso le narrazioni orali.

Si pensò quindi di mettere per iscritto i racconti. In questo modo iniziò la redazione dei primi nuclei dei libri dell'Antico Testamento: come la Genesi o l'Esodo, solo per fare un esempio. E questo è solo l'inizio della loro evoluzione attraverso i secoli.

Una cosa simile, anche se del tutto differente per il contesto storico e sociale, accadde per la stesura dei primi libri del Nuovo Testamento, in particolare i Vangeli e gli Atti degli Apostoli.

Gesù - lo sappiamo - non scrisse nulla. Non elaborò alcuna dottrina scritta.
Era di fatto un predicatore itinerante che si spostava da un capo all'altro della Galiela, per poi attraversare la Samaria e giungere in Giudea, in particolar modo a Gerusalemme e nei suoi immediati dintorni.
Gesù non scrisse nulla, ma predicò moltissimo. Operò dei miracoli e insegnò ai Discepoli a pregare.

I Discepoli ascoltavano e memorizzavano i discorsi del Maestro, erano presenti ai fatti grandiosi e assistettero ai gesti compiuti dal Signore.
In particolare, furono diretti testimoni della sua Passione, della sua Morte, della sorpresa del Sepolcro vuoto e in seguito della sua Resurrezione, quando lo videro apparire - in carne e ossa - a Gerusalemme e sulle sponde del Lago di Galilea.

In principio, anche loro non scrissero nulla di tali vicende - avevano una cosa più importante da fare e da fare subito: annunciare l'Evangelo, l'Avvento del Regno di Dio e lo sconfinato Amore di Dio per l'Uomo.

Iniziarono a predicare, a raccontare alle folle lo straordinario evento dell'Incarnazione del Figlio di Dio - Dio egli stesso - della sua venuta fra gli uomini, del suo arresto, della sua morte e della resurrezione.
Questo annuncio era condensato nella proclamazione strepitosa del "Kerygma": ovvero, dall'annuncio che: "Gesù Cristo - il Figlio di Dio - è morto. Sepolto è resuscitato ed è asceso al Cielo."

Ma anche gli Apostoli - coloro che avevano assistito di persona, che erano stati i testimoni della vita di Gesù e di ciò che aveva fatto e predicato, invecchiavano o morivano prematuramente giustiziati dai persecutori del primo Cristianesimo.

Ebbene, ad un certo punto i testimoni oculari diventarono sempre meno. Si assottigliavano le file di coloro che avevano visto con i loro occhi e udito con le loro orecchie il Signore e l'Annuncio dell'Avvento del Regno di Dio.
Occorreva scrivere quei racconti, quelle predicazioni, quei fatti e quei gesti di Gesù che altrimenti correvano il rischio di perdersi o d'essere travisati e interpretati troppo liberamente da chi li annunciava.

Marco fu forse il primo a cimentarsi in questo delicato compito e iniziò a scrivere il suo Vangelo avvalendosi di un testimone di prim'ordine: San Pietro.

Matteo era un Discepolo del Signore. Se ricordate è lo stesso Levi, l'esattore delle tasse di Cafarnao, che Gesù chiama affinché lo segua e si unisca a lui.

Luca poi, come chiaramente afferma egli stesso all'inizio del suo Vangelo, ha ritenuto necessario raccogliere quante più notizie possibili sulla vita di Gesù per scrivere un Vangelo, ovvero l'annuncio della Buona Novella.
Luca era discepolo di San Paolo e scriverà anche gli Atti degli Apostoli che narrano le vicende delle prime Comunità Cristiane a partire dall'Ascensione del Signore fino all'arrivo di San Paolo in catene a Roma.

Infine abbiamo Giovanni, il Discepolo che Gesù amava in modo particolare.
In ordine cronologico, il suo è l'ultimo dei Vangeli ad essere stato scritto.
Giovanni, ormai molto vecchio - si pensa intorno all'anno 90 d.C. - proprio verso la fine della sua vita, iniziò la composizione del suo Vangelo.

È quello di Giovanni un Vangelo molto differente dai tre precedenti: Matteo, Marco e Luca che invece si rassomigliano e perciò vengono detti "Sinottici" (sinottici significa che i testi dei tre Vangeli sono pressoché sovrapponibili fra loro perché gli eventi, la predicazione e i miracoli che vi sono narrati sono pressoché simili).

È un Vangelo - quello di Giovanni - che usa un linguaggio teologico e filosofico, e anche i discorsi di Gesù risultano molto complessi nei loro contenuti e nei concetti che esprimono.
Inoltre, alcuni eventi della vita di Gesù vengono omessi, altri invece sono presenti solo nel suo Vangelo, come ad esempio, l'istituzione dell'Eucaristia che non viene raccontata nei gesti, ma piuttosto nel suo significato profondo, essenziale, o la risurrezione di Lazzaro ignorata dai Vangeli Sinottici.

Giovanni scrive il suo Vangelo in un'età molto avanzata, negli anni in cui era ad Efeso, una città questa di profonda cultura greca, abitata prevalentemente da Greci che amavano e comprendevano i ragionamenti filosofici della tradizione di Platone e di Aristotele.

Nel suo Vangelo, Giovanni descrive la vera vita di Gesù, racconta veramente cosa il Signore ha fatto e predicato, ma adatta il linguaggio alla mentalità di chi lo leggerà, lasciando però intatto il significato grandioso delle parole e dei gesti di Gesù.

Non voglio stancarvi oltre.

È giusto avere qualche conoscenza sul concretizzarsi della Parola di Dio nella Sacra Scrittura - nei libri che compongono la nostra Bibbia - ma è più importante porci in ascolto di quelle parole che sono capaci di rinnovarci dal di dentro nel profondo del nostro cuore.
E questo è fondamentale soprattutto qui - in Terra Santa - dove tutto è avvenuto, dove ogni pietra, ogni luogo, ogni frammento del Cielo, ci rimandano alla Storia della Salvezza narrata dalla Bibbia.

Guardiamo, vediamo, ascoltiamo, sentiamo il profumo di questi luoghi, di questa terra e di questo cielo.
Se faremo così, quando torneremo a casa e leggeremo un brano della Sacra Scrittura o, durante la Messa, sentiremo proclamare un brano del Vangelo, ecco che allora, più facilmente, con gli occhi della Ragione e della Fede, scopriremo l'autentica bellezza della Parola di Dio. Una Parola che inevitabilmente ci riporterà ai giorni, alle sensazioni, all'esperienza di Fede, del nostro Pellegrinaggio in Terra Santa.

...Proprio del Pellegrinaggio che ora stiamo compiendo.


Il senso del Pellegrinaggio: "Chi cercate?"

Siamo venuti in Terra Santa, in Israele, alla ricerca di quei luoghi in cui Dio si è rivelato nella Storia Umana - dentro la Storia Umana - per manifestarsi in un crescendo di autocomunicazione e di Amore per l'intero Genere Umano.
Ed è proprio questo il significato profondo delle Sacre Scritture - la Bibbia - che è la raccolta dei libri dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Una Storia, quindi, e precisamente la Storia dell'Alleanza e della Salvezza che ha come protagonisti Dio e l'Uomo e che si è svolta proprio in questa Terra in cui ora noi siamo: La Terra Santa, la Terra di Canaan, la Terra Promessa, Israele.

Abbiamo visitato molti di quei luoghi in cui Dio si è manifestato realmente e concretamente nella Storia Umana. La nostra non è un Fede che si basa su riflessioni filosofiche di come potrebbe essere Dio, su rivelazioni astratte, o su dogmi che lo definiscono ma - al contrario - si fonda su una vicenda, su una Storia in cui la Parola di Dio e la parola umana s'intrecciano, in cui l'Azione di Dio si concretizza in quella umana.

Molti dei racconti evangelici, della vita, dei gesti, dei miracoli, della predicazione di Gesù - che abbiamo ascoltato e letto innumerevoli volte - hanno un luogo preciso, una memoria, una chiesa, un santuario che li ricordano nello stesso punto in cui si sono svolti o dove un'antichissima tradizione Cristiana li ha collocati.

E questo è molto importante perché riconoscere quei luoghi - esserci stati - è di grande aiuto alla nostra riflessione spirituale: necessario per ravvivare la nostra Fede, per restituire una reale concretezza storica a tutto ciò che noi professiamo come vero, come realmente accaduto.

Un Pellegrinaggio - specie un Pellegrinaggio come il nostro - non è stato solo un viaggio turistico per ammirare la grandiosità dei paesaggi biblici o contemplare la bellezza delle chiese, dei santuari, delle vestigia di un passato ormai lontano.
È anche questo, ma non è solo questo.
È piuttosto un viaggio nella Storia della Salvezza.

Abbiamo visitato l'antica Basilica della natività a Betlemme - costruita dall'Imperatore Giustiniano - ricca di marmi e di mosaici, di suoni, di preghiere, ma ciò che ha attirato la nostra attenzione - resa grande agli occhi della Fede - è la piccola grotta dove è nato Gesù, dove Maria - la Madre di Dio - ha dato alla luce il suo e nostro Creatore.

Abbiamo visitato il Monte delle Beatitudini, che sovrasta il Lago di Galilea, dove Gesù ha pronunciato il discorso delle Montagna, dove ci ha insegnato il Padre Nostro.

La nostra attenzione è stata galvanizzata dall'incomparabile bellezza del luogo, dall'incantevole panorama sul lago e sulle alture del Golan.

Ma ciò che è più importante è che il luogo - quel luogo preciso in cui il Signore ha proclamato "beati" coloro che crederanno in Lui - ci ha aiutatto ad immergerci in un clima, in un'atmosfera di gioia, di serenità spirituale, in attesa della Parola di Dio e di un rinnovato Amore verso il nostro prossimo.

Abbiamo visto i luoghi della Passione, della Morte e Resurrezione del Signore.
Siamo saliti a Gerusalemme, entrati nel Santo Sepolto. I nostri sguardi sono stati attirati dalla magnificenza della Basilica, dai suoi mosaici, dai volti di centinaia di pellegrini di ogni Confessione Cristiana che affollano la Chiesa.
E' stato come l'immergerci in un luogo, in un'atmosfera che pare sospesa nel tempo.

Ma lì, anche se frastornati dal vociare, dai canti, dall'incenso, dalla confusione, dall'intrecciarsi di preghiere in tutte le lingue e in tutti i riti del Cristianesimo, abbiamo trovato il modo di abbandonarci ad emozioni grandi: a quella dolorosa per la morte in Croce di Gesù, ma anche e soprattutto, all'emozione intima, struggente, esultante per la Resurrezione del Signore; la stessa emozione che ha colto le donne che la mattina di Pasqua si recarono al Sepolcro scoprendolo vuoto.

"Chi cercate?!" domandò l'Angelo alle donne attonite e impaurite per la scomparsa del corpo di Gesù.

Ecco! È proprio questa la domanda a cui anche noi - in questo nostro Pellegrinaggio in Terra Santa - siamo chiamati a rispondere.

Cosa cercavamo qui, in Israele? O, meglio, chi cerchiamo?

Poi, l'Angelo ha aggiunto: "Gesù non è più qui! È Risorto!"

Certo, il Signore non è più qui fisicamente. È asceso al Cielo. Ma egli vive in ciascuno di noi per mezzo dello Spirito Santo, quello stesso Spirito Santo che ci è stato donato con il Battesimo.
E questo accade anche se non ce ne accorgiamo, anche se il Signore lo sentiamo lontano e ancora troppo distante da noi.

Certo, il Signore non è più qui. Ma ci è stato.
È nato a Betlemme. Ha predicato, ha compiuto miracoli in Galilea, in Samaria e in Giudea. È salito a Gerusalemme. È stato arrestato nel giardino del Getsemani. È stato crocefisso sul Calvario. Sepolto, tre giorni dopo è resuscitato a pochi metri dal luogo del supplizio. E' apparso ai Discepoli sulle rive del Lago di Galilea e infine è asceso al Cielo innalzandosi da una collina vicina a Gerusalemme.

Gesù non è più qui fisicamente - è asceso al Cielo - ma qui c'è stato realmente. È vissuto in questi luoghi che noi ora abbiamo finalmente visto con i nostri occhi, che abbiamo toccato con le nostre mani.

E se con Fede ed Affetto ci siamo accostati a questi luoghi, a queste memorie storiche di Gesù, sicuramente alla fine del nostro viaggio - forse proprio nel momento in cui l'aereo decollerà e lasceremo la Terra Promessa, la Terra Santa, Israele - il nostro cuore saprà rispondere alla domanda che l'Angelo pose alle donne giunte al Sepolcro la mattina di Pasqua.

"Chi cercate?" E forse risponderemo: "Il Signore che oggi è Risorto in me!"