Riflessioni sulla Preghiera e sulla Liturgia


Il tema della preghiera è stato scelto dalla Diocesi quale tema prioritario dell'anno pastorale 2002-2003 per portare avanti le linee dell'esortazione del Papa a conclusione del Giubileo. Lo scopo che si intende raggiungere non è solo il recupero della preghiera, quasi un banale richiamo a tornare a pregare, ma quello di attuare una serie di iniziative che aiutino la comunità ed i singoli a porsi davanti al Signore, a stare con Lui, ad essere da Lui inviati.
Ogni mese presenteremo riflessioni e spunti sulla preghiera (personale, comunitaria, messa, canto) e sulla liturgia (l'arte di celebrare).


1 - Tempo di Dio, tempo degli uomini

Dal 17 novembre, prima domenica d'avvento, inizia un nuovo anno liturgico: parleremo quindi di quel cammino di fede e di vita cristiana che è appunto l'anno liturgico. "La Santa Madre Chiesa intende celebrare con sacra memoria in giorni determinati nel corso dell'anno l'opera della salvezza. Ogni settimana, nel giorno cui ha dato il nome di "domenica" fa la memoria della Risurrezione del Signore, che ogni anno, unitamente alla sua Passione, celebra a Pasqua, la più grande solennità. Nel corso dell'anno poi distribuisce tutto il mistero di Cristo, nell'attesa del ritorno del Signore" (Sacrosantum Concilium, cap. V, n. 102)
Per la Chiesa il tempo non è un fluire irrimediabile verso un ignoto privo di senso, con eventi lasciati al caso; non è un ritorno monotono, che solo porta le ovvie novità delle stagioni. Neppure ad interessarla sono i pur significativi ricordi di una storia civile. Nel corso naturale del tempo, col suo avvicendarsi di giorni e di settimane, la Chiesa ha disposto le sue ricorrenze originali e gli anniversari che le sono assolutamente propri: quelli che riguardano Gesù Cristo. Ha così costruito l'anno come un tragitto in cui ripercorrere i gesti della salvezza. Ma per comprendere l'anno liturgico come un susseguirsi dei "misteri" di Cristo, è necessario definire che cosa di intende per "misteri". Si intendono gli atti e le vicissitudini di Gesù, i suoi gesti: tutto quanto ha riguardato in concreto il Figlio di Dio, che facendosi uomo si è manifestato nel tempo. In questo senso, i misteri conservano la loro dimensione di profondità inesauribile, ma più che la lontananza dicono la misteriosa e inconcepibile vicinanza di Dio all'uomo, i suoi doni di grazia attraverso le azioni di Cristo. La sua Pasqua, che si trova nel cuore dell'anno liturgico, è compimento, sorgente e termine di ogni memoria e di ogni grazia, e quindi, di ogni santità.
Ed è per questo che ai misteri di Cristo fanno corona le feste dei Santi, giorno dopo giorno, ad accompagnare il cammino della Chiesa.

L'anno liturgico è anche il luogo della manifestazione della fede della Chiesa. Mentre commemora i Misteri di Cristo, li professa nella loro verità: l'anno liturgico potrebbe essere definito come il Credo della Chiesa. Essa poi descrive ed offre ai credenti l'itinerario concreto della vita cristiana: siamo tutti chiamati a condividere il mistero della morte e risurrezione di Gesù, cioè a far riemergere nella nostra vita, attraverso le opere, quello che abbiamo celebrato. Le feste mirano a proseguire oltre il momento breve della loro ricorrenza, per suscitare sintonia e comunione di vita con il Signore. Così la memoria liturgica diventa memoria reale. Gli eventi di Gesù riappaiono come eventi del cristiano.
La Chiesa non è lasciata sola nel suo cammino di fede e di imitazione di Cristo: essa è invisibilmente ma realmente accompagnata da Gesù stesso, che si fa ritrovare dai suoi discepoli - secondo la promessa - di essere con loro fino alla fine del mondo. L'anno liturgico è un'estendersi delle memoria del Corpo e del Sangue donato: il cuore di ogni festa è l'Eucaristia ed il suo fine è la condivisione della morte e della risurrezione di Cristo, che sono la realtà dell'Eucaristia.
Ad ogni appuntamento nelle sue feste la Chiesa può dire:
Beato chi trova in te, Signore, Dio, la sua forza
E decide nel suo cuore il santo viaggio.
Passando per la valle del pianto
La cambia in una sorgente;
Anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore
Finché compare davanti a Dio in Sion.

L'anno liturgico è il cammino che rafforza la Chiesa, mentre in ogni sua festa è deposto il seme della speranza e l'implorazione della visione, come Paolo dice dell'Eucaristia, la celebriamo "in attesa della sua venuta".


La Chiesa, popolo di Dio convocato e radunato nello Spirito, realizza compiutamente la propria natura e vocazione nel mistero del culto, nel quale, insieme al suo Signore e Maestro Gesù Cristo, rende a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati. Nella liturgia, infatti, la memoria diventa preghiera e l'annuncio profezia e tutto insieme diventa celebrazione nella fede e testimonianza di una attesa nutrita di speranza. La liturgia è un dialogo permanente tra Dio e il suo popolo: Dio convoca il suo popolo perché ha qualcosa da comunicare, una volontà da far conoscere, un ammonimento da dare, un dono da fare, un compito da assegnare. E il popolo, mosso da quella chiamata e raggiunto da quell'annuncio, è direttamente provocato ad una risposta che è anzitutto una professione di fede, poi è anche un atto di conversione ed infine un gesto di amore, non solo verso Dio, ma anche verso tutti coloro che il Signore ci ha fatto riconoscere come nostri fratelli. A questo punto la risposta dell'uomo diventa preghiera, intensa come la fede da cui nasce, universale come l'amore che la ispira. Comprendiamo allora cosa significa andare a Messa, anzi, celebrare la Messa.

2. L'arte di celebrare bene.

Facciamo subito una premessa: è l'assemblea che celebra. E' quindi necessario che tutti quanti, sacerdote e fedeli, ci abituiamo a pensare alla Messa non come ad un rito che fa il prete, ma come una preghiera che si fa tutti insieme, sotto la guida del sacerdote. Una preghiera-azione (= una celebrazione) che coinvolge insieme il sacerdote e tutti i presenti in un rapporto così profondo, da essere come le diverse membra di un unico corpo quando si compie un'azione impegnativa contemporaneamente sul piano fisico e su quello spirituale.
Dobbiamo inoltre essere convinti che ogni singola celebrazione deve essere preparata, sia da parte dei fedeli, che da parte dei vari ministri e ministeri. Ogni comunità ha le sue caratteristiche, i suoi problemi, le sue possibilità, un suo stile di fede vissuta. La celebrazione eucaristica deve essere di volta in volta espressione autentica di quella comunità di credenti, in quel preciso momento della sua vita.
Poniamo un altro interrogativo: servire Messa, o servire l'assemblea? E' chiaro che non si tratta di seguire con minuziosa precisione un determinato cerimoniale, ma di rendersi disponibili (e prepararsi adeguatamente) a servire l'assemblea del popolo di Dio, compiendo tutti quei servizi che sono necessari o utili per il buon svolgimento della celebrazione. Detti servizi sono di diverso genere: c'è da leggere, c'è da suonare, c'è da guidare il canto, c'è da accogliere la gente in chiesa, c'è da portare all'altare pane e vino, c'è da raccogliere le offerte, e tutte queste cose non sono compiti esclusivi del sacerdote, e non sono riservate al clero o ai chierichetti.

Particolare attenzione deve essere prestata a quei fedeli che collaborano all'animazione ed al servizio delle assemblee. Consapevoli di svolgere un vero ministero liturgico, è necessario che essi prestino la loro opera con competenza e con interiore adesione a ciò che fanno, poiché essi devono esprimere efficacemente l'unità di fede e di carità che deve caratterizzare la comunità ecclesiale." (Commiss. Episcopale per la liturgia, 1983).
La medesima riflessione può essere condotta anche a proposito del canto nella liturgia. Riportiamo quello che è stato pubblicato negli atti del VII Convegno Liturgico Regionale della Lombardia dell'11 aprile 1991. "Il messale dice che il compito del coro è quello di eseguire a dovere le parti che gli sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Poche e semplici cose cantate da tutta l'assemblea, nella logica della liturgia, sono meglio di parecchi canti, anche di un certo impegno, eseguiti esclusivamente dal coro. Ed ancor meglio sarebbe un'assemblea che canta insieme al coro, sostenuta dal coro, guidata dal coro.
E il canto in una celebrazione liturgica ha senso solo come "preghiera" fatta insieme, e non come esibizione (il che non vuol dire che le cose belle e ben fatte siano incompatibili con la preghiera, anzi!)".
Un'ultima considerazione sull'organista e gli strumentisti. Gli strumenti musicali hanno il compito fondamentale di esaltare la Parola di Dio e lo fanno, ora sostenendo le voci, ora tacendo: il loro apporto avvolgente e tonificante contribuisce a rendere più profonda l'unità dell'assemblea. L'organista deve saper accompagnare i canti: ma accompagnare vuol dire anche accoglierli introducendoli, metterli a loro agio concedendo dei respiri, congedarli con un distacco educato e con grazia. Si faccia anche spazio a tutti coloro che sanno suonare altri strumenti: il tempio di Dio non si adorna con un solo tipo di fiori. La mescolanza di colori e di profumi è altrettanta ricchezza, perché l'offerta di ogni lode "sia piena, sonora e splendida".

(Questo testo è stato tratto dalla Guida Pastorale per le celebrazioni liturgiche - 1993/94 edito dalla Curia di Milano e relativo agli Atti del VII Convegno Liturgico Regionale Lombardo, sotto la presidenza di Mons. Giancarlo Boretti).


Poiché la Parola di Dio è così urgente e necessaria per vivere, non si insisterà mai abbastanza sulla cura che le spetta quando la proclamiamo nella liturgia. Non dobbiamo lasciarne cadere neppure una briciola di questa Parola come badiamo che ciò non accada con il Pane eucaristico. Parleremo quindi di quella parte della messa che è chiamata "liturgia della Parola".


3. L'arte di celebrare bene

La riforma liturgica ha istituito per la Messa festiva tre letture perché i diversi passi della Scrittura s'illumino a vicenda e perché è impossibile capire il Nuovo Testamento senza conoscere l'Antico. La Liturgia della Parola comprende: la prima lettura (tratta dall'Antico Testamento o, nel tempo pasquale, dagli Atti degli apostoli), il salmo responsoriale, la seconda lettura (tratta dalle lettere del Nuovo Testamento o dall'Apocalisse), l'acclamazione al Vangelo, il Vangelo, l'omelia, la preghiera dei fedeli, la professione di fede. E' quindi estremamente varia e richiede sei atteggiamenti diversi: lettura, canto, parola, preghiera, silenzio, professione di fede. L'equilibrio di questi elementi è indispensabile perché la liturgia della Parola venga trasmessa e recepita. Essa è in stretto rapporto con la liturgia eucaristica, perché Cristo è realmente presente tanto nella sua Parola, quanto sotto le specie eucaristiche; inoltre è realmente presente nell'assemblea dei fedeli e nella persona del sacerdote che preside la celebrazione.
E' molto importante che vi siano lettori diversi per ogni lettura: la loro varietà, i movimenti che essa provoca, l'alternarsi di una voce maschile ad una femminile, sono elementi che servono a suscitare maggiore attenzione nell'assemblea.


Chi sono i lettori? Il miglior sistema è quello di far si che un maggior numero di fedeli possa fungere da lettori, a condizione che ciascuno ne sia capace e ne sia adeguatamente preparato, perché l'azione liturgica del leggere ha un'importanza fondamentale nella celebrazione, poiché è da come vengono proclamate le letture se la Parola di Dio giunge al cuore dei fedeli oppure no. Ciò è fondamentale affinché la Parola agisca e sia efficace. Il lettore deve anzitutto investirsi della sua funzione, deve prendere coscienza che l'impegno di leggere la Parola di Dio non si esaurisce in un semplice atto da compiere, ma deve diventare un vero e proprio ministero, coinvolgente l'intera vita di chi lo compie. Il lettore non può occuparsi della Parola di Dio solo quando si accinge a leggerla, ma deve "porsi in ascolto" ben prima, deve fare - come ogni cristiano dovrebbe - della Parola di Dio il nutrimento della propria vita. Il lettore è l'altoparlante di Dio, il suo inviato, affinché la sua Parola, diventata Scrittura, ridiventi Parola annunciata.
Alcuni consigli pratici.
Le letture devono essere proclamate dall'ambone e dal lezionario (non da foglietti volanti…)
Il lettore deve sempre preparare con cura la lettura.
Prima di iniziare a leggere è bene attendere sempre che l'assemblea sia seduta, in silenzio, in disposizione di ascolto. E' importante uno stacco di silenzio tra i riti di introduzione e la liturgia della Parola.
Sia l'avvicinamento che l'allontanamento dall'ambone devono essere fatti con calma. I lettori dovrebbero trovarsi in prossimità dell'altare, senza cioè che si debbano avvicinare all'ambone dopo una passeggiata attraverso mezza chiesa.
Il lettore, passando davanti all'altare, farà un inchino alla croce e postosi vicino all'ambone, rivolgendosi al celebrante, chiederà la benedizione dicendo ad alta voce: "Benedicimi, Padre". Ricevuta la benedizione si volgerà verso l'assemblea, come per presentarsi, e solo dopo annuncerà il titolo della lettura: "Dal libro del profeta …". Farà seguire una breve pausa: il titolo è un'insegna che deve essere evidenziata con un cambiamento di tono e di volume. Al termine della lettura bisognerà far risaltare anche la frase "Parola di Dio", facendola precedere da una pausa, cambiando tono e guardando l'assemblea mentre la si dice. Terminata la lettura, il lettore ritornerà al suo posto, portandosi al centro dell'altare e congedandosi con un inchino alla croce.


Cosa deve essere in grado di fare l'assemblea mentre un lettore annuncia la Parola di Dio?
Ascoltare, cioè prestare attenzione al testo che viene letto.
Capire, il che non è per nulla automatico. Dobbiamo perciò lasciare il tempo alle parole non soltanto di essere pronunciate, ma soprattutto di essere capite.
La partecipazione dell'assemblea alla Liturgia della Parola dipende quindi dal modo con cui il lettore si è preparato a leggere il brano e da come lo ha effettivamente letto. E' questione di ritmo (pause, velocità), intonazione, articolazione, interpretazione. Solo così anche i testi meno facili potranno essere comprensibili a chi li ascolta.

Il salmo responsoriale. Costituisce uno dei cosiddetti "canti interlezionali" che hanno lo scopo di creare un dialogo tra Dio che parla ed il suo popolo, radunato per ascoltarlo. Bisogna farvi molta attenzione poiché spesso il salmo responsoriale è la Cenerentola della liturgia della Parola. Le modalità di esecuzione più utilizzate sono:
salmo letto, ritornello letto - è la soluzione minimale, da non raccomandare. Bisogna fare molta attenzione, perché in questo caso si corre il rischio di trasformare il salmo in una quarta lettura. Deve essere invece letto con stile lirico, come si declama una poesia (senza cantilena, però); deve essere interiorizzata, pregata, ben diversa da quella delle due letture.
Salmo letto, ritornello cantato - è la forma più usata, anche con sottofondo musicale alla parte letta.
Salmo cantato - ritornello cantato - è la forma più appropriata, perché in origine i salmi erano preghiere cantate. Il momento del salmo deve essere quindi un momento lirico, poetico, che comporta anche l'elemento musicale. Chi canta il salmo? Un solista, con l'intervento dell'assemblea nel ritornello.

L'acclamazione al Vangelo. E' propriamente un'acclamazione, un canto di gioia. Normalmente si usa l' "Alleluia" (termine ebraico che significa "lodate Dio"). In Quaresima si usa invece un'altra acclamazione. Non dovrebbe mai essere recitato. Al più si può recitare il versetto inframmezzato al ritornello cantato. Deve essere breve (non un canto a quattro o cinque strofe) ma intenso. A volte, in particolari celebrazioni o solennità, sarebbe opportuno cantare l'acclamazione (solo il ritornello, però) anche dopo il Vangelo, come per inquadrare la lettura del Vangelo stesso e sottolinearne l'importanza. In questo caso non si concluderà il Vangelo con "Parola del Signore".

Il Vangelo. E' il momento culminante della liturgia della Parola, poiché è Cristo stesso che ci parla.

L'omelia. Ha come fonte la Parola di Dio e come meta la vita, cioè ha come scopo principale l'attualizzazione della Parola di Dio proclamata nelle letture.

La preghiera dei fedeli. E' detta anche preghiera universale in quanto in essa si prega per l'intera umanità. Le intenzioni proposte dai vari sussidi (foglietti, ecc.) possono essere liberamente integrate e formulate, purché siano semplici, brevi, veramente universali, ma anche personalizzate agli eventi propri della comunità locale. La risposta dell'assemblea sia variata (e non il solito "Ascoltaci, Signore") e, almeno nelle solennità, sia cantata.

La professione di fede. Costituisce la risposta della fede dell'assemblea alla Parola di Dio proclamata nelle letture e commentata nell'omelia. E' necessario curarne la recita, evitando velocità eccessiva e poca attenzione. Può essere utile ed interessante variarne a volta il modo di esecuzione o anche il testo. Ad esempio:
può essere recitato dall'assemblea, con alternanza fra due cori;
può essere recitato dal sacerdote o da un solista, con l'alternanza di un ritornello cantato dall'assemblea;
può essere usata la formula delle "Promesse battesimali".

Il silenzio. Vi sono troppo pochi momenti di silenzio durante la Messa. Ce ne dovrebbe essere almeno uno dopo l'omelia e dopo la Comunione, ma - possibilmente - anche durante l'atto penitenziale, dopo ogni lettura, ecc. Altrimenti le nostre celebrazioni rischiano di diventare un fiume di parole che si riversano sull'assemblea, ma che difficilmente rimangono, perché non hanno il tempo di fare presa.

Il commentatore. Se c'è, è un animatore liturgico importante, soprattutto in celebrazioni caratterizzate da assemblee vaste ed eterogenee. Il suo compito è quello di guidare l'intera celebrazione, di essere una specie di cordone ombelicale tra il rito e l'assemblea, attraverso alcuni brevi interventi fatti in modo opportuno e al momento opportuno. Oltre all'introduzione iniziale della celebrazione, vi può essere una monizione all'inizio della liturgia della Parola: questa è spesso utile per fornire all'assemblea una chiave di lettura che l'aiuti ad entrare in sintonia con i testi che verranno proclamati. Vi possono essere anche brevi interventi alla presentazione dei doni, alla Comunione, prima di alcuni canti.