Parrocchia, casa fra le case


Il filo conduttore di questa pagina che ci accompagnerà nel corso dell'anno 2001 è un tema molto attuale: la Parrocchia come luogo di incontro, di crescita, di preghiera, di carità. La Parrocchia è intesa come "casa fra le case", luogo di comunione che facilita la promozione della carità, luogo di comunicazione accogliente e di relazioni vive. Una Parrocchia, quindi, come una grande famiglia, dove le associazioni, i gruppi ed i movimenti sono un particolare segno e luogo di comunione nella missione; dove l'Oratorio è prezioso strumento di aggregazione e di comunicazione educativa; dove ogni iniziativa per l'accoglienza ed il servizio traducono in segni visibili la testimonianza comunitaria della carità.


Che cos'è la Parrocchia
La vita in comunione con Dio, che in Gesù ha costruito una storia d'amore, educa gli uomini a prolungare questa grazia attraverso una vita fraterna, a partire dall'unica fede, speranza e carità che sono state donate a noi nello Spirito Santo.
Questa storia d'amore che continua è la Chiesa.
La Chiesa ha una storia, vive nella storia con forme nuove, mutamenti, progetti, paure, infedeltà, sogni, … Il dono della Parola, i sacramenti, i gesti fraterni: tutto nella Chiesa è memoria della storia di Gesù per la crescita della fede, della speranza e della carità.
La Parrocchia è il luogo familiare dove la memoria di Gesù è narrata, accolta, celebrata e condivisa. Al tempo stesso, la Parrocchia è il luogo abituale in cui la Chiesa traduce, porta tra le case della gente e struttura questa storia d'amore di Dio.

Fare e vivere la Parrocchia…
· È mettersi in viaggio con altri senza pretendere di scegliersi la compagnia;
· è apprezzare il valore dell'incontro e dell'accoglienza tra diversi;
· è sperimentare la fatica e la gioia del camminare insieme;
· è imparare a procedere al passo degli ultimi e ad aspettare, perché ci si salva insieme;
· è verificare la propria appartenenza alla Chiesa, assumendo impegni e responsabilità concrete;
· è crescere nella comunione, consapevoli della provvisorietà di ogni meta, della limitatezza di ogni realizzazione storica.

…dentro il territorio
In una città come in un piccolo paese, nella periferia di una metropoli o in una vallata di montagna, la parrocchia è Chiesa che:
· accoglie il bisogno di socialità della gente e le paure della solitudine;
· fa i conti con le spinte al consumismo, i messaggi deresponsabilizzanti dei mass-media, i localismi e gli individualismi;
· prende quel che c'è di buono per migliorarlo;
· resiste al male che da qualche parte è sempre in agguato;
· prova ad essere, sotto allo sguardo misericordioso del Padre, luogo dove "tutti siamo responsabili di tutti".

Rimanere con Cristo è celebrare la sua memoria, che diventa un rimanere e un abitare nella Chiesa. La Parrocchia è il luogo normale di questo rimanere. Una Parrocchia viva e vitale, per stare nel territorio ed incontrare la gente che in esso vive, non può non essere soggetto di nuova evangelizzazione, di rinnovata vita liturgica e di preghiera, di creative esperienze di servizio agli ultimi.

 

Liturgia e testimonianza della carità

"In realtà il pane della Parola di Dio e il pane della carità, come il pane dell'Eucaristia, non sono pani diversi". Con questa consapevolezza, possiamo affrontare il tema della liturgia intesa anche come testimonianza.
E' possibile trovare un'autorevole conferma a ciò in un documento di Giovanni Paolo II dove, parlando del rapporto fra Eucaristia e solidarietà, afferma: "Quando partecipiamo all'Eucaristia, siamo chiamati a scoprire, mediante questo sacramento, il senso profondo della nostra azione nel mondo in favore dello sviluppo e della pace ed a ricevere da esso le energie per impegnarci sempre più generosamente, sull'esempio di Cristo che in tale sacramento dà la vita per i suoi amici".
Non si tratta però di cercare delle applicazioni ad ogni costo, per appiccicare alla celebrazione anche l'appendice di qualche opera buona, aggiuntiva e facoltativa, ma piuttosto di provare a motivare, alla luce di quel che la Chiesa (che poi è la comunità, cioè tutti e ciascuno di noi) celebra, la saldatura tra la lode e l'impegno, il servizio a Dio ed il servizio agli uomini ed alle donne del nostro tempo, i doni che dal Signore riceviamo e la gioia-dovere di farci a nostra volta dono.

La celebrazione del giorno del Signore, attraverso l'Eucaristia, momento centrale di ogni comunità, deve e può diventare anche occasione settimanale di educazione alla carità come amore fraterno nella comunità (accoglienza, perdono reciproco, …) e come momento di accoglienza e predilezione dei poveri e degli ultimi. L'azione eucaristica che è, per propria natura, scuola di gratuità, servizio, altruismo ("il mio corpo offerto in sacrificio per voi…") può diventare esperienza e testimonianza di solidarietà piena, se ci sforzeremo di vivere (prima in chiesa, poi fuori) ogni momento della celebrazione nel suo significato anche pratico.
· Accoglienza: mettere chi partecipa con noi a proprio agio, con un saluto, un sorriso.
· Atto penitenziale: richiamare i propri peccati di omissione sulla carità.
· Ascolto della Parola: educazione all'ascolto, degli altri, di chi ha bisogno, di chi aspetta.
· Segno di pace: responsabilizza il nostro vivere quotidiano facendo di ciascuno di noi un costruttore di sentimenti, pensieri, parole, gesti e azioni di pace.
· Offertorio: partecipazione concreta ai bisogni della comunità.
· Padre nostro: la preghiera dell'essere unica famiglia di Dio.
· Congedo: scendere nel territorio della vita per coniugare insieme il giorno del Signore con la ferialità.

L'Eucaristia celebrata in parrocchia chiede di dar vita a gesti significativi che facilitino la percezione del mistero e del dono, ma occorre anche entrare più intimamente nel mistero stesso che viene celebrato, attraverso una maggior comprensione delle varie parti della messa.
Allora ogni Eucaristia domenicale diverrà il luogo dove vengono portate al Signore le richieste dei poveri (nel corpo e nello spirito) e della famiglie in difficoltà (morale e materiale) e vengono chieste la forza e la luce del Signore per far diventare l'Eucaristia sempre più segno della presenza di Dio fra gli uomini.

 

Il Piano Pastorale parrocchiale: come inventarlo e costruirlo

"Nella parrocchia, la Chiesa mostra veramente la maternità a tutti rivolta, senza criteri esclusivi di elitarietà, ed impegnandosi ad essere educatrice convinta e fiduciosa di cristiani sempre più aperti allo spirito; avviene così che la parrocchia nella sua missione esercita un influsso primario nel suscitare nella Chiesa forme di quella santità popolare che è uno dei tesori più pregevoli della nostra popolazione cristiana". (Giov. Paolo II ai vescovi della Lombardia).
Nello stesso discorso, il Papa faceva cenno alle variazioni vissute dalla parrocchia lungo i secoli, per aprire al Vangelo le diverse espressioni della storia umana incontrate nel suo cammino.

Analisi della situazione
Per capire e migliorare tale cammino, è necessario fare un'analisi serena, obiettiva, appassionata e carica di speranza, sia dell'ambiente umano dove la parrocchia agisce, sia del modo di essere e di operare della nostra comunità.
Non è facile leggere e interpretare il territorio della parrocchia, perché la realtà sociale sta velocemente cambiando, tendendo sempre più alla frammentazione, e si amplia sempre di più la frattura tra Vangelo e mentalità comune.
Facciamo un esame del vissuto concreto ed evidenzieremo i bisogni e le domande profonde delle persone, le povertà e le ricchezze umane presenti, le risposte inadeguate o sbagliate, i tentativi positivi per far crescere autenticamente l'uomo e le possibilità dell'annuncio evangelico.

Per esempio:
· la catechesi, le celebrazioni, l'attenzione ai poveri, hanno tenuto conto della radicale trasformazione avvenuta nel cuore, nella mente, nei costumi?
· La comunità è pronta ad accogliere, interpretare e valorizzare anche le domande più confuse o più segnate dall'abitudine?
· E' poco accogliente soprattutto nei confronti dei fedeli occasionali? E' in difficoltà nel parlare la lingua dell'uomo contemporaneo?
· La comunità è capace di risvegliare gli interrogativi sopiti, di incamminare i ragazzi e i giovani verso le domande fondamentali ed alla comprensione dell'essenza dell'annuncio cristiano, o si limita a distribuire norme e servizi religiosi?

L'esame sereno, fatto singolarmente, in famiglia, nei gruppi, come comunità, dell'intera realtà della società in cui viviamo e della parrocchia, deve essere fondato, guidato e sostenuto dall'amore di Colui "che tanto ha amato il mondo da mandare suo Figlio": solo così sarà possibile intravedere, anche là dove sembrano dominare ombre e rovine, l'apertura del cuore umano alla Parola, fonte della storia umana e dell'esistenza di ogni persona.

Si entrerà così in cammini di comunità in cui:
· si preferirà la proposta serena, rispettosa e dialogante alla lamentela o polemica contro i mali del nostro tempo;
· preverrà non la sterile nostalgia del passato, con la rassegnazione per il presente e sfiducia verso il futuro, ma la laboriosità paziente e creativa, unita alla fiduciosa attesa, propria del seminatore evangelico.

Piano pastorale parrocchiale
La ricognizione seria del territorio e della vita della parrocchia, permetterà alla comunità l'elaborazione del Piano Pastorale parrocchiale, il documento-guida che orienta la vita e l'attività della parrocchia. Esso comprenderà la descrizione completa degli obiettivi da perseguire:
· per rendere possibile l'incontro con Gesù Cristo a tutte le persone che abitano il territorio della parrocchia;
· per illuminare di senso cristiano il loro vissuto quotidiano;
· per dare alla comunità un volto di "comunità casa di tutti" dove ogni persona può trovare ciò che cerca nel profondo del cuore e non trova altrove;
· per far maturare una comunità che realmente affermi e viva il primato della Parola; che riconosca nell'Eucaristia la fonte del suo vivere quotidiano; che si lasci trasformare dall'Eucaristia per diventare sempre più memoria vivente della carità donata e rivelata in Gesù Cristo;
· l'individuazione delle risorse presenti nelle persone, nelle tradizioni e nelle strutture, e il modo di coinvolgerle e valorizzarle.

Un cammino di crescita

Fare un piano pastorale consiste nell'educare a pensare al cammino di crescita di una comunità cristiana all'interno di un articolato processo che tenga conto della diversità delle persone, del loro vivere sociale. E' questa la fatica che è necessario compiere in ogni comunità cristiana.
L'obiettivo non è certo avere "un bel piano pastorale", ma piuttosto un "sapiente piano pastorale" che aiuti il Popolo di Dio ad appassionarsi alla costruzione del Regno nel proprio territorio e nel proprio tempo.

Il piano pastorale parrocchiale è quindi necessario:
· per far maturare la responsabilità che ognuno ha verso i fratelli e verso tutti gli uomini;
· per far sentire il desiderio di far fruttificare i carismi che il Signore dona per il bene di tutti;
· per favorire il coordinamento delle attività, frutto dell'impegno di tutti.

Un piano pastorale è sempre un insieme di scelte concrete, di obiettivi da perseguire, mettendo insieme una serie di azioni altrettanto concrete che contribuiscano a rendere attuale e vivo il Vangelo per gli uomini di oggi.

Domandiamoci allora:
· quali concreti collegamenti ci sono fra le varie dimensioni parrocchiali (catechesi, liturgia, testimonianza della carità) e non "quante attività ci sono in parrocchia";
· come la catechesi e la liturgia possono essere a servizio della crescita comunitaria …e viceversa;
· i servizi catechistici, liturgici e caritativi sono espressione di una progettazione unitaria?
· quanto ciascun operatore pastorale è consapevole, nell'esprimere il suo servizio, di essere parte di una Chiesa che annuncia, celebra e serve?

Potremmo quindi concludere che "La vita della nostra Chiesa è arricchita oggi, per dono del Signore, da molteplici realtà che operano con efficacia nel campo dell'evangelizzazione e della testimonianza della carità. Ogni sforzo resterebbe però vano se non convergesse nell'impegno di edificare insieme la Chiesa e di cooperare alla sua missione."

Fare un programma a partire dall'anno liturgico

L'anno liturgico costituisce l'itinerario ideale per ogni comunità che voglia crescere nella fede e offre un punto di sostegno e di comunione dei diversi itinerari di catechesi e di celebrazione sacramentale. Nell'anno liturgico infatti la Chiesa ricorda, celebra, accoglie ed offre a tutti la ricchezza inesauribile del mistero di Cristo. Se celebrato e vissuto autenticamente, suggerisce, fonda, costituisce e consolida i genuini atteggiamenti del credente:
· ognuno diventa ascolto docile e attento del vivere continuo, imprevedibile e gratuito del Signore nella storia concreta per aprirla alle sue promesse;
· si è guidati a restare in legame vitale e in dialogo orante con la Parola che ha posto stabile dimora tra noi;
· ci si lascia guidare dallo Spirito nella comunità del popolo di Dio che cammina nella storia custodendo la memoria della Pasqua e interpretando il fluire del tempo con lo sguardo del Crocifisso sui numerosi volti dei crocifissi del nostro tempo e dei nostri paesi.

Sono queste le caratteristiche riproposte ogni anno dall'anno liturgico ed insieme sono le componenti essenziali del vivere cristiano.
Ancora, nell'anno liturgico, la comunità è continuamente riportata all'essenziale:
· essere madre di tutti, premurosamente attenta ad ogni situazione, per guidarla, rispettosamente e pazientemente, verso la Verità;
· con il suo vivere e il suo agire aiutare il credente ad accogliere Gesù Cristo e a diventare costruttore responsabile della Chiesa.

Un cammino
La verità cristiana non è una teoria astratta. E' anzitutto la persona vivente del Signore Gesù … può quindi essere accolta, compresa e comunicata solo all'interno di una esperienza umana integrale, personale e comunitaria, concreta e pratica, nella quale la consapevolezza della verità deve trovare riscontro nell'autenticità della vita. Questa esperienza ha il volto preciso, antico e sempre nuovo, dell'amore. Il nostro agire all'interno della Parrocchia sembra a volte caratterizzato dall'affannarsi alla ricerca della "trovata" del momento, che coinvolga le persone nel fare questa o quell'attività. Non dobbiamo dimenticare che ogni cammino che vuole essere educativo (che favorisca, cioè, i processi di crescita della comunità) deve avere la pazienza di costruire passo dopo passo un itinerario (magari orientato sullo svolgersi dell'anno liturgico e delle sue feste) che trova la sua forza nella meta da raggiungere, che è sempre una persona: Gesù Cristo.

L'avvento diventa così il momento dell'attesa del Signore. La catechesi dei bambini approfondisce l'anelito verso il Signore di tutti gli uomini e la necessità di annunciarlo a tutti perché a tutti deve giungere la buona novella di Cristo. Nello stesso tempo l'avvento viene vissuto nella sua dimensione missionaria e di fraternità. La nostra comunità festeggia gli anniversari di matrimonio, festa del tempo che passa e dell'amore che non tramonta.
Un altro tempo forte è quella della quaresima in preparazione alla Pasqua. Tutta la comunità viene invitata a intraprendere un cammino di purificazione e di rinnovamento (celebrazione penitenziale di inizio quaresima) e si invitano tutti a mettere in atto opere di carità (raccolta indumenti usati, raccolta di contributi per terremotati e alluvionati, ecc.). La catechesi per gli adulti è un forte richiamo ad approfondire le ragioni della nostra fede.
Tra la Pasqua e Pentecoste, la comunità è chiamata a partecipare e a rivivere i sacramenti dell'iniziazione cristiana: Prima Comunione e Cresima. Sono momenti di partecipazione corale alla festa dei ragazzi interessati e delle rispettive famiglie.
Dalla festa di Pentecoste all'avvento si svolge il periodo ordinario dell'anno liturgico, quello della vita secondo lo Spirito Santo. Nella nostra Unità Pastorale è collocata la maggior parte delle feste patronali delle singole frazioni. Altrettanti momenti di incontro fraterno, di preghiera, di impegno e di svago che sottolineano ancora una volta l'unitarietà del cammino e la medesima meta da raggiungere.

Vivendo così l'anno liturgico ogni anno diventa un'occasione di grazia ed un modo di avvicinarsi sempre di più come comunità al Signore.

 

Feste e testimonianza della carità

La Chiesa è mandata ad annunciare qui e adesso l'unico vangelo di Gesù e a celebrare i misteri della salvezza, senza dimenticare di essere debitrice dell'annuncio a tutti i poveri …
Certo è difficile sentirci Popolo di Dio, debitori dell'annuncio a tutti i poveri, quando siamo assemblea della domenica radunata attorno all'Eucaristia. E' più semplice, quasi naturale, pensare a noi come ad un gruppo di fortunati salvati che vivono la celebrazione della messa come un fatto privato "per la propria salvezza".
Pensiamo alle nostre celebrazioni che di solito sono accompagnate da momenti di festa e domandiamoci come orientano ad un clima celebrativo coerente con il Vangelo della carità, improntate alla sobrietà e all'accoglienza:
· Battesimo come festa della vita: possibile attenzione ai bimbi mai nati, ai minori dimenticati in ogni parte del mondo
· Prima Comunione come riconoscere Gesù che spezza il pane: è scuola di accoglienza, invito a tavola dei dimenticati, condivisione anziché accaparramento
· Cresima come sacramento della testimonianza cristiana, che non può non essere anche testimonianza della carità
· Matrimonio come festa dell'amore ricevuto e donato: imparare a fare famiglia con chi non ce l'ha.
Ancor più faticoso sembra il costruire legami tra la catechesi, la celebrazione eucaristica festiva e l'esercizio quotidiano della carità e della solidarietà, spesso offrendo come unica e sola esperienza la raccolta di offerte finalizzata a questa o quella emergenza.
Le feste patronali spesso rischiano di non esprimere una comunità tutta coinvolta nella celebrazione e nella testimonianza della carità. Basta pensare come difficilmente si conciliano manifestazioni solo di intrattenimento con i doveri di carità, e l'assenza di iniziative per far sentire tutti, soprattutto i più poveri, alla presenza e sotto la protezione del Patrono.
Questa veloce lettura delle esperienze che solitamente caratterizzano la vita della parrocchia vuole essere una guida a riscoprire la liturgia come uno strumento privilegiato per radicarci nel cuore della comunità, promuovendo la comunione fraterna nella vita dei credenti, nel tentativo di riprodurre le caratteristiche di carità proprie delle prime comunità cristiane.

 

Animatori della carità e della liturgia

Dal Concilio Vaticano II la Chiesa è stata definita come popolo di Dio, comunità di fede, di speranza e di amore, in cui si vive il servizio sacerdotale, profetico e regale. Dentro questa Chiesa popolo di Dio hanno grande importanza i laici, cioè le famiglie, i giovani, le coppie di coniugi, le persone consacrate, che diventano tutti più membra attive della comunità ecclesiale e partecipano con i propri carismi alla costruzione della Chiesa.

Dentro a questa ricchezza carismatica e ministeriale si collocano i servizi dell'animatore della carità e dell'animatore liturgico: servizi molto importanti perché la comunità parrocchiale sia animata nelle dimensioni della carità e della liturgia come celebrazione della vita.
Gli animatori della carità e gli animatori della liturgia sono persone fortemente impegnate all'interno della parrocchia, gli uni che aiutano ad avere sempre presente, nella progettazione delle varie attività, la realtà dei poveri, gli altri che aiutano ad animare i vari momenti della liturgia arricchendoli della vita. Insieme con il parroco sono chiamati ad essere fermento per dare il giusto spazio alle opere di carità ed a riflettere sulle sue dimensioni.

Ci sono anche delle difficoltà da affrontare: una pastorale "stanca" e abitudinaria, a volte sorda alle nuove iniziative; una liturgia che diventa abitudine e routine e non fonte e culmine della vita cristiana. Talvolta può farsi strada la tentazione di trasformarsi da animatori della carità a operatori dei servizi caritativi, e da animatori liturgici a organizzatori delle assemblee liturgiche, svolgendo pur compiti preziosi, ma incompleti.

E' importante invece creare e valorizzare questi ruoli, perché la comunità possa scoprire di essere un'unica famiglia ecclesiale intorno alla mensa dell'Eucaristia e della carità.

 

Il Ruolo del Centro di Ascolto

L'ascolto del territorio, dei suoi bisogni, è un'esigenza centrale per una comunità che voglia riscoprire il suo essere pienamente soggetto di testimonianza della carità. L'ascolto e quasi come la radice dell'essere di una persona: essa si costruisce progressivamente attraverso l'apprendimento, ma soprattutto con l'ascolto.
Ascoltare, quindi, è la lenta costruzione della propria personalità. Mettersi in ascolto vuol dire imparare e imparare a crescere.
Ascoltare è simpatizzare: è stare in sintonia totale e profonda con l'altra persona. E' condivisione, partecipazione, prendere parte, lasciarsi ferire dalla parola e dalla vita che ci viene raccontata.
Ascoltare è cogliere la sostanza. Una persona parla non solo con la bocca, m anche con il volto, con le mani, con il corpo, con il silenzio, … Ascoltare è quindi cogliere la sostanza da tanti segnali: le parole sono importanti, perché sono strumento di comunicazione, tuttavia sono sempre un tramite, uno specchio, un filtro di ciò che sta di là.
Per ascoltare bisogna avere l'orecchio e l'occhio liberi da ogni superficialità, disinteresse, disimpegno, egoismi, chiusure, … L'ascolto stimola e suscita in ogni persona che lo esercita, cammini di cambiamento e di conversione.
L'ascolto è l'atteggiamento fondamentale della vita di una comunità cristiana e dei suoi singoli componenti. Atteggiamento che deve radicarsi in ogni sua espressione di vita per:
· favorire la costruzione di relazioni ricche di attenzione, fraternità e comunione;
· rendere la comunità capace di essere costantemente attenta e accogliente nei confronti di tanti poveri che interpellano all'interno del territorio.

Cogliamo quindi l'importanza e la necessità di interrogarci, di verificare lo stile globale di ascolto e dei luoghi di ascolto.
Non si può uscire dalla liturgia domenicale o dai luoghi di ascolto senza che nemmeno una traccia, una ferita, una provocazione, un invito al nostro cambiamento sia rimasto nella nostra vita.

 

Parrocchia, carità e opere-segno

Non esiste una chiesa parrocchiale senza tabernacolo. Perché non ci sarebbe la comunità cristiana laddove non si celebrasse l'Eucaristia, non si pregasse, non si lodasse Dio. Così come ogni parrocchia cerca di dotarsi di quelle pur minime strutture che consentano l'attività di catechesi e di formazione, per annunciare ed ascoltare la Parola. Sono segni che dicono, in maniera inequivocabile, che in quella comunità si vivono le dimensioni della liturgia e dell'evangelizzazione.
Un'opera-segno nasce per essere una porta aperta che dice, di per sé, che in quella comunità si vive la testimonianza attraverso la carità. Qualcosa che parla molto di più di tante prediche…
E' un mezzo privilegiato di conversione, prima, e di conseguente evangelizzazione poi. Perché tutto ciò che si fa per migliorare i servizi a chi ne ha bisogno, è servizio a loro, ma anche all'intera comunità, e soprattutto al Vangelo.
Per arrivare a promuovere una o più opere, che siano realmente segno, è necessaria una lunga e paziente opera di osservazione, informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento. Ma quando uno di questi servizi è stato attivato, non occorre scriverlo sui giornali che quella comunità ama i poveri: lo dice quotidianamente il servizio-segno.

Perché sia "segno" nell'essere servizio
Per vivere pienamente la sua vocazione di segno, un servizio deve avere qualcosa da testimoniare. Le sue finalità fondamentali sono:
· l'accoglienza
· la promozione
· il coinvolgimento
· la formazione

Per fare questo occorre:
· ricercare le cause dei problemi
· creare reti all'interno e verso l'esterno della comunità
· valorizzare tutte le esperienze acquisite

Accogliere
E' soprattutto un atteggiamento mentale cui si arriva col tempo attraverso un costante esercizio. Un'opera-segno può essere una porta aperta solo attraverso le persone che vi operano. La porta rimane aperta anche al di là degli orari d'ufficio del servizio, nel vivere quotidiano di chi sceglie di aprirsi al prossimo e di accoglierlo in maniera gratuita, senza aspettarsi il contraccambio.

Promuovere
Significa che l'intervento non è fine a se stesso, ma si pone come obiettivo la crescita delle persone, nella loro globalità, oltre il limite del bisogno cui si cerca di dare risposta.

Coinvolgere
I poveri, i cristiani, il mondo per i quali essere segno, in un cammino che tende costantemente a rendere tutti responsabili insieme, rifiutando ogni esclusiva nella gestione dei problemi. La proposta deve attirare un'attenzione da parte di tutti; richiamare tutti alle comuni responsabilità; proporre impegni possibili per tutti; proporre mentalità e stili di vita più autenticamente cristiani.

Formare
Un'esperienza di opera-segno è valida quanto diventa anche formativa per chi la vive, cioè rende il luogo del servizio, dell'accoglienza e dell'attenzione ai poveri, anche luogo di educazione alla gratuità, nella costruzione di relazioni solidali dentro e fuori della comunità.

Creare reti
Per dare spessore ed efficacia all'iniziativa occorre lavorare in rete, nella specificità dei ruoli di ciascuno e dei compiti, per poter moltiplicare le opportunità da offrire a chi domanda. Il lavori di rete (in aperta collaborazione con tutte le strutture territoriali: Comuni, ASL, Centri socio educativi, Centri di formazione professionale, aziende locali, ecc.) consente una visione più ampia della realtà ed offre maggiori e più immediate soluzioni ai singoli problemi.

 

Termina, con questa scheda, una specie di percorso-guida offerto all'intera comunità ed in particolare a coloro che vogliono dedicare un po' del proprio tempo e delle proprie capacità all'esercizio della virtù della CARITA', intesa come progetto e programma di vita.
La figura più parlante di carità che la Scrittura ci rivela è quella del Servo sofferente, figura che Gesù assume in maniera radicale diventando egli stesso insegnamento vivente del Dio che ama gli uomini fino all'estremo.
Solo una carità così intesa è realtà che personalizza l'uomo e che innesta la sua umanità in Cristo. Solo una carità così intesa può fare spazio a quelle dimensioni di gratuità e bellezza che costituiscono l'autentica carità.
Il rischio di una carità cieca, che fa molto per l'altro senza vedere l'altro, è pur sempre in agguato, anche per noi, oggi.