Giovanni Paolo II - Parole sull'uomo

Dagli scritti e dai discorsi del Papa Giovanni Paolo II le sue parole sulla fede, sull'amore, sul peccato, sulla scienza, sulla politica.


Angeli

Oggi, come nei tempi passati, si discute su questi esser spirituali. Bisogna riconoscere che a volte la confusione è grande, con il conseguente rischio di far passare come fede della Chiesa sugli angeli, ciò che alla fede non appartiene, e, viceversa, di tralasciare qualche aspetto importante della verità rivelata.
L'esistenza degli angeli veniva negata già ai tempi di Cristo dai Sadducei.
La negano anche i materialisti e i razionalisti di tutti i tempi. Eppure, se si volesse sbarazzarsi degli angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia della salvezza. Il riferimento al "primato" di Cristo (generato prima di ogni altra creatura, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili) ci aiuta a comprendere che la verità circa l'esistenza e l'opera degli angeli (buoni e cattivi) non costituisce il contenuto centrale della Parola di Dio.
Nella rivelazione Dio parla anzitutto agli uomini, si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con Lui.
La verità sugli angeli è in un certo senso "collaterale", eppure inseparabile, dalla rivelazione centrale, che è l'esistenza, la maestà e la gloria del Creatore che rifulgono in tutta la creazione, visibile ed invisibile, e nell'azione salvifica di Dio nella storia dell'uomo.


Giovinezza

Giovinezza vuol dire capacità di speranza e di tensione verso traguardi non puramente utilitaristici, vuol dire disponibilità a pensare e ad operare in grande, senza lasciarsi intimidire dalle presunte esigenze di leggi e meccanismi inadeguati alla dignità della persona; vuol dire saper cogliere in ogni situazione ed avvenimento la possibilità di procedere oltre, di cercare ancora, e di operare più profondamente per consentire all'uomo di non chiudersi in prigioni da lui stesso edificate.
Giovinezza è propensione alla solidarietà e al desiderio di comunione che sono insiti nel cuore umano, non ancora soffocato dalla ricerca smodata dell'interesse individuale.
Dobbiamo veramente ringraziare Dio per la generosità con cui molti giovani si riuniscono intorno a progetti utili e buoni, e soprattutto intorno a proposte di riscoperta e sviluppo dei valori cristiani dell'esistenza. Parlo della giovinezza non solo e non tanto come di un'età, ma come di una qualità dell'esistenza stessa. La giovinezza esige, allora, di essere difesa da tutte quelle forze negative che, purtroppo molto spesso riducono la condizione giovanile ad una vicenda umiliata e cinica, ad una specie di anticipata decrepitezza dello spirito. Abbiate coscienza del valore della giovinezza, delle sue possibilità, come pure dei suoi limiti. E' nel cuore, prima che altrove, che va cercato il senso vero e totale della giovinezza. La giovinezza ha valore in se stessa, perciò che è, per ciò che dà. Per la stessa verità del suo essere. Per la fecondità del suo dare. Se gli adulti hanno gravi doveri verso i ceti giovanili, voi giovani dovete avere una chiara consapevolezza di ciò che siete. Questo è un presupposto elementare perché possiate dare una risposta valida ai problemi personali e contribuire a rivitalizzare l'ambiente in cui vivete, non come spettatori, né tanto meno come contestatori, ma come veri protagonisti volonterosi e disponibili.


Sport

Lo sport è la gioia di vivere, gioco, festa, e come tale va valorizzato e forse riscattato, oggi, dagli eccessi del tecnicismo e del professionismo mediante il recupero della sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia, di favorire il dialogo e l'apertura degli uni verso gli altri, come espressione della ricchezza dell'essere, ben più valida ed apprezzabile dell'avere, e quindi ben al di sopra delle dure leggi della produzione e del consumo e di ogni altra considerazione puramente utilitaristica ed edonistica della vita.
E' mia convinzione che lo sport possa, se non mitizzato, essere un potente fattore di educazione morale e sociale, sia a livello personale che comunitario.
Ogni "campione" in qualche modo è un modello verso il quale i giovani esprimono grande sensibilità; ora, se nella gioventù di diffonde il senso dell'eguaglianza e dell'amicizia, se nelle gare prevale la lealtà dei rapporti, la serenità degli atteggiamenti, se si sanno - in una parola - rispettare sempre i valori fondamentali della persona umana, fine e metro di ogni attività sportiva, allora lo sport può contribuire a diffondere anche sulle masse degli spettatori un più autentico spirito di fraternità e di pace.


Bambini

Come molle cera, sulla quale ogni pur lieve pressione lascia una traccia, così l'animo dei bambini è esposto ad ogni stimolo che ne solleciti la capacità di ideazione, la fantasia, l'affettività, l'istinto. Le impressioni di questa età sono quelle destinate a penetrare più profondamente nella psicologia dell'essere umano ed a condizionarne, spesso in maniera duratura, i successivi rapporti con se stesso, con gli altri, con l'ambiente.
Quale sarà l'atteggiamento dei cristiani responsabili e, specificatamente, dei genitori e degli operatori dei mass-media consapevoli dei loro doveri nei confronti dell'infanzia? Essi dovranno anzitutto farsi carico della crescita umana dal fanciullo: la pretesa di mantenersi di fronte a lui in posizione di "neutralità" e di lasciarlo "venir su" spontaneamente nasconde, sotto l'apparenza del rispetto per la sua personalità, un atteggiamento di pericoloso disinteresse.
C'è una grande ricchezza di vita nel cuore del bambino; egli, però, non è in grado di discernere da solo, i richiami che avverte in se stesso. Sono le persone adulte, genitori, educatori, operatori della comunicazione, che hanno il dovere e sono in grado di farli ad essi scoprire.
Le possibilità ed i mezzi di cui disponete voi adulti a questo proposito, sono enormi: voi siete in grado di destare lo spirito dei fanciulli all'ascolto oppure di addormentarlo e - Dio non voglia - di intossicarlo irrimediabilmente. Bisogna invece che il fanciullo afferri le ampie possibilità di realizzazione personale, le quali gli consentiranno un giorno di inserirsi creativamente nel mondo. Nell'infanzia è in gioco la sorte stessa di tutta la vita, della "sua" e della "nostra", cioè della vita di tutti. Il bambino è "persona": come tale deve essere accolto, amato, aiutato nel suo sviluppo fisico e morale affinché possa occupare il suo "irripetibile" posto nella società e nella comunità ecclesiale.


Grazia

Che cosa è la Grazia? "E' un dono di Dio". Il dono che si spiega con il suo Amore. Il dono è là dove è l'amore. E l'Amore che si rivela mediante la Croce, è proprio la Grazia. In essa si svela il più profondo Volto di Dio. Egli non è soltanto il giudice. E' Dio di infinita maestà e di estrema giustizia. E' Padre, che vuole che il mondo sia salvato; che capisca il significato della Croce. Questa è l'eloquenza più forte del significato della Legge e della pena. E' la parola che parla in modo diverso alle coscienze umane. E' la parola che obbliga in modo diverso dalle parole della Legge e dalla minaccia della pena. Per capire questa parola bisogna diventare un uomo trasformato. L'uomo della Grazia e della Verità.. La Grazia è un dono impegnativo! Il Dono di Dio vivo, che impegna l'uomo per la vita nuova! E in questo proprio consiste quel giudizio, di cui anche Cristo parla a Nicodemo: la croce salva e insieme, giudica. Giudica diversamente. Giudica più profondamente. "Chiunque infatti fa il male, odia la luce…", proprio in questa stupenda luce, che emana dalla Croce! … "ma chi opera la verità, viene alla luce".


Pasqua
Pasqua significa attingere sempre di nuovo al tesoro inesauribile di quel Dio, che è "ricco di misericordia", e che proprio nell'autodonazione di Gesù si è dimostrato inequivocabilmente come un "Dio per noi". Solo lui "è più grande del nostro cuore e di ogni cosa". Ebbene, "fare Pasqua" per ciascuno di noi vuol dire accostarsi "con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno".
Tutto questo presuppone in noi la fede, e una fede viva, insieme umile e gioiosa.

Risurrezione
Morte e risurrezione sono l'avvenimento centrale della storia dell'uomo: esse danno alla storia delle miserie umane un corso radicalmente nuovo, ed aprono all'uomo la prospettiva della salvezza. Tutto ciò che di veramente grande avviene nella storia dell'uomo, ha un rapporto con questo evento supremo della vita di Cristo.

Eucaristia
L'Eucaristia è un banchetto di comunione fraterna, a cui tutti i credenti sono invitati ad assidersi senza distinzione di razza, di censo, di cultura, purchè siano convenientemente preparati. Tutti infatti siamo chiamati a diventare "una cosa sola" in Cristo. Per questo Egli è morto: "per riunire insieme i figli di Dio, che erano dispersi".
Dall'Eucaristia viene il monito che non basta "avere" ma bisogna soprattutto "essere. La piccola ostia consacrata è nulla sul piano dell'"avere", ma è tutto su quello dell'"essere" : è infatti in corpo di Cristo, morto e risorto, che ci trasforma in sé e ci fa diventare fratelli.
L'Eucaristia che significa rendimento di grazie, ci fa percepire l'esigenza del ringraziamento: ci fa capire che c'è più gioia nel dare che nel ricevere, ci insegna a dare il primato all'amore nei confronti della giustizia; a saper ringraziare sempre, anche quando ci viene dato ciò che ci è dovuto per diritto. Ci insegna infine ad avere fame non solamente del cibo materiale, ma anche di quello che dura per la vita eterna.


Catechista

Il catechista è una figura missionaria, perché, pur lavorando normalmente in mezzo alle comunità dei cristiani, in certo modo ritorna sempre alle radici della fede, ritrovandosi ad annunziare il Vangelo come fosse la prima volta. La missionarietà del catechista nasce dalla misteriosa, gratuita, affascinante condivisione della stessa missione di Cristo e della Chiesa, che è di portare l'essere umano a conoscere, volere ed attuare il progetto di grandezza inaudita e di amore sconfinato che Dio ha su di lui: fare di ogni uomo in figlio di Dio, libero e capace di amare, dedito ad opere di giustizia e di pace.
Essere catechisti di qualità, ecco ciò a cui deve aspirare chi oggi si impegna in questo importante compito. Il catechista deve essere un convinto assertore delle certezze evangeliche: in questo mondo di incertezze la catechesi deve aiutare i cristiani ad essere, per la loro gioia e per il servizio a tutti, luce e sale. Il catechista deve essere poi maestro di umanità, cioè profondamente attento alla sensibilità ed ai problemi delle persone a cui fa catechesi, non pago di avere fatto una bella lezione se questa non risponde agli interrogativi ed alle attese di coloro ai quali è diretta.
Il catechista deve, infine, adeguare il suo insegnamento al contesto sociale in cui vivono i catechizzandi. Egli cioè non deve ridurre il proprio servizio alla Parola di Dio a forme puramente interiori di adesione e di culto, ma deve aprirsi alle grandi questioni morali e sociali del nostro tempo. Annuncia il Vangelo agli uomini di oggi chi li aiuta a crescere secondo una forte ed intensa moralità, che si misura sul rispetto e l'elevazione della persona umana, specialmente dei più poveri.


Anziani
Il numero delle persone anziane è in aumento in molti Paesi. Le loro necessità sono spesso trascurate, così come è misconosciuto il contributo che essi danno alla società. Essi portano esperienza, saggezza ed una speciale pazienza nella soluzione dei problemi umani, e possono e debbono essere membri attivi della società contemporanea.
Gli anziani sono quanto mai preziosi, e direi indispensabili, alla famiglia ed alla società. Il loro consiglio e la loro azione tornano anche a vantaggio di tanti gruppi, dove anch'essi sono inseriti, e di tante iniziative nell'ambito della vita ecclesiale e civile. Siamone tutti riconoscenti!
Ma anch'essi hanno bisogno, a loro volta, di essere sostenuti e confortati nelle difficoltà in cui possono venire a trovarsi a causa della salute e della solitudine. Esprimo vivo apprezzamento a tutte quelle persone che sanno trovare il tempo e il modo di avvicinare ed assistere gli anziani più bisognosi, perché abbandonati o dimenticati negli ospizi, talvolta privi di calore umano.
Nessuno ha il diritto di dire basta. Voi non dovete fermarvi, né considerarvi esseri in declino. Davanti agli occhi di Dio questo periodo della vostra esistenza ha un significato di grazia, perché la vita umana a ogni stadio è, dopo la vita stessa di Dio, il più grande dei valori. Se la società tecnologica non apprezza o addirittura disprezza, come spesso avviene, è perché essa è entrata in una fase di crisi profonda, proprio da quando ha creduto di essere autorizzata a respingere il dono dei bimbi e dei vecchi.
La famiglia con il suo affetto può rendere accettabile, volontario, operoso e sereno il momento prezioso della senilità. Anche nell'età più avanzata l'animo può continuare ad affinarsi nel dialogo e nella partecipazione attiva e solidale con tutte le vicende delle persone amate.
Con la parola e con la vita l'anziano testimonia la serietà e lo splendore di una fede vissuta nel dialogo con Dio, nel rispetto dei valori della sua legge, e può essere per le giovani generazioni maestro e modello di preghiera.


Riposo
E' importante che il riposo non sia un andare nel vuoto, che esso non sia soltanto un vuoto(in tal caso non sarebbe un vero riposo). E' importante che il riposo sia riempito con l'incontro. Penso - sì, certamente - all'incontro con la natura, con le montagne, con il mare e con le foreste. L'uomo, a contatto con la natura, recupera la quiete e si calma interiormente. Ma ciò non è ancora tutto quello che si può dire sul riposo. Bisogna che esso sia riempito con un contenuto nuovo, l'incontro con Dio. Significa aprire la vista interiore dell'anima alla sua presenza nel mondo, aprire l'udito interiore alla Parola della sua Verità. Forse spesso cerchiamo il riposo per essere lontani dai problemi, e particolarmente il male che è nel mondo e in noi stessi.
Tuttavia l'uomo non può sfuggire in nessuna parte a se stesso. Non può separarsi dal mondo che, in qualche modo, ciascuno forma. Riposare non vuol dire separarsi da se stesso. Anzi, riposarsi significa incontrarsi con se stessi e riconciliarsi con il proprio intimo. Soltanto allora riposiamo veramente.


Natale
E' la festa dell'uomo. Nasce l'Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L'uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la Nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile.

Il Natale, Gesù lo ha vissuto lontano dalla sua casa, nel contesto squallido e anonimo di una grotta, in una situazione di pratica emarginazione. Se poi aggiungere alla scena quel che succederà ben presto, cioè la fuga precipitosa in Egitto e la prolungata permanenza in terra d'esilio, il quadro è completo.

Non vi pare che vi siano elementi più che sufficienti per poter guardare al presepe con la fiducia che quel Bimbo adagiato nella mangiatoia è perfettamente in grado di capire il vostro stato d'animo?

Non è forse questo il messaggio più vero del Natale? Da Cristo che nasce, ogni essere umano è invitato a rinascere ad un senso più vivo della propria dignità e dei doveri che da tale dignità derivano. Nel neonato Salvatore si piò trovare la luce ed il sostegno necessari per individuare la strada di tale rinascita e per riuscire poi, giorno dopo giorno, percorrerla.

Perfino negli anni peggiori, il Natale ha sempre portato con sé qualche raggio. E questo raggio penetrava anche nelle più dure esperienze di disprezzo dell'uomo, di annientamento della sua dignità, di crudeltà.
Il significato è che, con la venuta di Cristo, l'intera storia umana ha trovato il suo sbocco, la sua spiegazione, la sua dignità. Dio ci si è fatto incontro in Cristo, perché noi potessimo avere accesso a Lui. Il Natale ci reca il lieto annuncio che Dio ha deciso di superare le distanze, di valicare gli abissi ineffabili della sua trascendenza, di accostarsi a noi, fino a far sua la nostra vita, fino a farsi nostro fratello.


Pace

Giungere alla pace: è la sintesi ed il coronamento di ogni nostra aspirazione. La pace, come noi stessi intuiamo, è pienezza e gioia. Per instaurarla tra gli Stati, si moltiplicano i tentativi negli scambi bilaterali, nelle conferenze internazionali, e vi sono alcuni che assumono in prima persona iniziative coraggiose per stabilire la pace o allontanare la minaccia di una nuova guerra.
Se rileva, però, al tempo stesso, che sia le persone singole sia i gruppi non finiscono mai di regolare i loro conflitti segreti o palesi. Sarebbe dunque la pace un ideale al di fuori della nostra portata? Lo spettacolo quotidiano delle guerre, delle tensioni, delle divisioni semina il dubbio e lo scoraggiamento. E troppo spesso i gesti di pace sono ridicolmente impotenti a cambiare il corso delle cose, quando non sono sopraffatti ed infine riassorbiti dalla logica dominante dello sfruttamento e della violenza.
Ma per raccogliere la sfida che s'impone a tutta l'umanità, di fronte al difficile compito della pace, non bastano le parole, sincere o no che siano. E' necessario credere ed applicare alcuni principi, elementari, ma fermi, quali: gli affari degli uomini devono essere trattati con umanità; le tensioni, le liti ed i conflitti devono essere regolati mediante negoziati ragionevoli; le opposizioni ideologiche devono essere confrontate in un clima di dialogo e di libera discussione; ogni diritto umano deve essere salvaguardato.
Ogni uomo di buona volontà può ritrovare questi principi di umanità nella sua propria coscienza. Essi corrispondono alla volontà di Dio sugli uomini, e perché diventino salde convinzioni presso tutti, occorre ridare ad essi tutta la loro forza, con una paziente e lunga educazione a tutti i livelli.