Come preparare i figli a volare


Ogni mese vi proporremo dal libro "Il filo degli aquiloni" di don Antonio Mazzi una paginetta che cercherà di essere una specie di "cartello indicatore" a che si interroga, a chi vorrebbe avere una bussola che favorisca gli spostamenti nei delicati itinerari educativi degli adolescenti


Saper esserci

Educare è una parola apparentemente semplice: in realtà è molto complessa. Si tratta di insegnare dei comportamenti corretti ai bambini, agli adolescenti ed ai giovani e, al tempo stesso, si richiede di farlo con una certa dose di capacità e di autorevolezza, evitando il permissivismo. Dalle proibizioni assolute di un tempo, oggi si è passati al "tutto possibile".

Non è facile trovare la strada giusta. E' la più faticosa. Bisogna essere quotidianamente presenti in tutte le azioni dei figli e in parallelo non essere troppo invadenti ed ossessivi. Ma si deve anche essere fermi nel resistere alle troppe sollecitazioni.

Come padri e madri è molto importante seguire i propri figli stabilendo un dialogo continuo con loro. Così sarà possibile mantenersi nel tempo dei giovani, ma mentre per loro è naturale entrare in un mondo nuovo, gli adulti fanno fatica ad adattarsi e troppo spesso sono portati a strafare concedendo troppo anche rispetto alle stesse domande dei figli.

La famiglia dovrebbe occupare un posto di maggior riguardo rispetto alla collocazione odierna, lasciando anche spazio alle altre istituzioni (scuola, parrocchia, gruppo, ecc.).

Cercando di non essere troppo presente, la famiglia deve lasciar intendere al figlio una presenza immediata , tempestiva, rassicurante e discreta ogni volta che ne fosse il bisogno.


Dire e fare

In famiglia non si parla più, marito e moglie non hanno più niente da dirsi. Bisogna parlarsi, specialmente quando non si è d'accordo. Due corpi si mettono insieme alla svelta, ma si bruciano anche in fretta, sono come un fuoco rapido. Sono i due spiriti che non si consumano, per fortuna. La vita, il matrimonio è l'avventura di due spiriti. E se i genitori riusciranno a dialogare fra loro, sapranno parlare anche con i figli.
Una raccomandazione: la pazienza. Adesso che abbiamo tutto, occorre che educhiamo noi e i nostri figli alla capacità dell'attesa e della sopportazione. La pazienza è una disciplina da imparare, perché noi possiamo trasmetterla con l'esempio. Va curata, e molto, l'interiorità.
Oggi contano soprattutto la bellezza, la forma, l'eleganza, l'esibizione, e si dimentica che siamo uomini e donne portatori di infinito, custodi di un mistero infinito che dobbiamo scoprire.
Quando guardate in faccia vostro figlio, non accontentatevi di uno sguardo superficiale, ma pensate che lì dentro c'è una miniera di misteri che vanno scoperti, il tutto in un clima di semplicità. I nostri ragazzi sono stupendi, ma sono fragili perché non sanno rispettare i tempi della loro crescita. Hanno fretta di diventare grandi, di arrivare, ma non hanno imparato ad attendere. La caratteristica della vita è proprio il saper attendere.
Molti adolescenti incappano in certe situazioni perché non hanno questa pazienza dell'attesa.
Non lasciamo mai soli i figli adolescenti, perché la solitudine è un'altra delle paure da superare nella ricerca della nuova identità. Papà e mamma, per farsi rispettare, non debbono alzare la voce, ma piuttosto capire che dietro ai vari passaggi, magari anche sconclusionati dei figli, c'è un'altra persona che sta nascendo alla maturità. L'adolescente va educato con una parallela educazione di noi stessi alla gratuità.
Un adolescente non dovrebbe mai andare a letto, mai, senza essersi riconciliato con i genitori, specialmente se ha commesso errori grandi.
Certe volte una parola, un sorriso, una carezza, un abbraccio del papà, soprattutto in alcuni momenti, salvano i figli.


Maturità
Il giovane serio, maturo, motivato, è colui che potendo rubare, trasgredire, approfittare di certe situazioni, non lo fa. Potrebbe prendere in giro i suoi genitori e invece li rispetta. Potrebbe fregare la scuola e non lo fa. Giovane maturo è colui che, pur avendo le occasioni per compiere determinate cose, non le fa. Ci sono tante occasioni, ma non si lascia prendere né la mano, né il cuore. Prima c'è la coscienza, c'è la responsabilità, c'è l'integrità, c'è la rettitudine, c'è l'onestà. Ciascuno deve sforzarsi di guardare se stesso, scoprendo quali sono i motivi e le strade per essere migliori. E bisogna combattere con ogni forza quella pianta velenosa che è l'egoismo che è dentro ciascuno di noi.

Nelle grandi linee, ci sono cinque tipi di adolescenti che si stanno muovendo sulla scena di questi anni:
· lo svampito, che è sempre fuori di testa;
· il musicomane, tutto cuffie e stereo, dalla mattina alla sera;
· gli amanti del motorino, che vivono solo per questo "vitello d'oro";
· l'aggressivo, sempre arrabbiato con tutti e con tutto;
· il salutista, per il quale tutto è un problema, il mangiare, il bere, la pulizia, la dieta, il peso.
Papà, mamme, educatori: occorre saper creare interessi uguali e contrari a quelli palesati dai ragazzi. Non si tratta di aggredire l'interesse predominante, ma accendere altri interessi paralleli ed equivalenti.
E che tra gli adolescenti ha queste inclinazioni, veda di farsene anche altre: c'è sicuramente un pallino da assecondare, senza che diventi una patologia, un'ossessione. L'interesse per qualcosa non deve calamitare tutte le potenzialità di una persona: ecco l'utilità di avere più interessi, perché più interessi salvano, equilibrano, rendono più normali, suscitano la capacità di investire.
Uno solo ti può fregare.
Può anche costare avere più interessi, ma vale la pena di crearli: ci si accorgerà da grandi quanto sarà servito, per sviluppare il meglio.


Scopritori
Genitori e figli. Adulti e giovani. La società e il nostro tempo, le nuove generazioni. Sono in molti a domandarsi quale sia la strada giusta, da scegliere.
Ascolto, dialogo, confronto, … spesso non si sa da che parte andare. L'atteggiamento migliore per tutti è quella della scoperta, della sensazione che c'è che noi non conosciamo e che è necessario svelare per poter capire.
In fondo è l'atteggiamento proprio dell'avventura, pieno di curiosità, ma anche di motivazione ad imparare. E' esattamente l'opposto di chi crede di sapere tutto e quindi di dover solo correggere, comandare.
Per capire meglio, serve la mentalità dello scopritore (non del colonizzatore!). Il mondo cambia e i giovani ne sono gli interpreti più ricettivi. E quindi bisogna anzitutto ascoltare; poi comunicare, proporre, cioè, una relazione in cui si dà e si riceve; infine comprendere. Questo presuppone di andare verso, di mescolarsi a ciò che si vuol capire. Le nuove generazioni hanno bisogno di comprensione. E il miglior modo per realizzare questo è di amarle.
Un giovane è come un pianeta grande e misterioso: può avere anche paura di fronte a un mondo complesso e così accelerato da rendere difficile l'inserimento. Se un giovane ha paura di non essere accettato, tenterà qualsiasi cosa pur di piacere agli altri. E farà anche cose che non vorrebbe, che non gli piacciono, ma solo per omologarsi e farsi accettare.
Il bisogno primario per adolescenti e giovani, nelle loro stagioni di crescita, è l'amore; quel bisogno di partecipare e ricevere il sostegno; una solidarietà che si chiama anche condivisione.
In fondo, per dei genitori, è più comodo dare una mancia … che un bacio.


Incapaci di bussare

La nostra vita si gioca tra fughe e ritorni, fra lotte e contemplazioni, tra schiavitù e liberazioni, tra nostalgie e rabbie. Un po' come la storia degli ebrei raccontata dall'Esodo. Da allora la storia di ciascuno di noi si svolge attorno a quel libro, fortunatamente mai chiuso. Ognuno di noi è uno schiavo alla ricerca della sua liberazione, perché nessuno di noi è tutto libero, e i pochi anni che Dio ci concede per vivere vanno investiti nella gioiosa e sofferta ricerca di libertà non fasulle.
Il bello del "cercare" sta tutto nella convinzione che cercarsi è rinascere, spogliarsi, buttare a mare le cianfrusaglie, rendere essenziale il nostro vocabolario, sentire il fruscio della verità e la magia dell'infinito.
Imboccare la strada del ritorno significa assumere l'umiltà, il perdono, il silenzio, la fatica, la solitudine. Non esigere niente, non pretendere risposte, non inventare favole, non giustificare sconfitte.
Ci sono situazioni talmente aspre, desolate e devastanti che per essere ripercorse esigono che ciascun o di noi smonti pezzo per pezzo le dighe delle sue sicurezze, e ci consegni all'irruzione dell'imprevedibile. Quanti giovani bramano la liberazione muoiono di sete nel deserto! E quanti adulti, tornati davanti alla porta di casa, restano lì, incapaci di bussare a quell'uscio di casa che li aveva visti innocenti.
E' misterioso e avvincente lo sconcerto che, in qualche periodo, investe la nostra vita: parliamo con il silenzio, dialoghiamo con i ciottoli della strada, camminiamo come se il silenzio fosse il nostro ossigeno…
D'un tratto ci sentiamo come galleggiare nel nulla. Invece è allora che ci imbattiamo nell'indicibile, nel tutto, … nel "ritorno". Perché finalmente ho capito… che ognuno di noi è un esodo incompiuto.